Essere plusdotati: croce o delizia?

Essere plusdotati o con alto potenziale QI non significa essere più intelligenti degli altri, bensì avere una intelligenza diversa per un diverso funzionamento del cervello (neuro diversità).

Essere plusdotati non equivale ad essere necessariamente i primi della classe.

I primi della classe sono coloro che hanno una intelligenza in termini di quantità maggiore agli altri e in termini di qualità, una intelligenza pari agli altri, grazie alla quale riescono a ben adattarsi all’ambiente in cui si trovano.

La persona con alto potenziale ha una intelligenza da un punto di vista quantitativo maggiore ma qualitativamente diversa dagli altri, che può anche essere un ostacolo all’adattamento all’ambiente in cui si trova. Avere un plus, qualcosa in più, può avere diverse implicazioni in termini non solo cognitivi ma anche emotivi e relazionali.

Le principali caratteristiche di una intelligenza ad alto potenziale sono:

– elaborazione arborescente delle informazioni

– ipereccitabilità dei cinque sensi,

– costante ingerenza delle emozioni in ciò che si pensa o si fa,

– empatia rispetto alle emozioni altrui.

Il pensiero della persona plusdotata viene descritto come un pensiero arborescente. Come i rami di un albero, da un’idea se ne sviluppa un’altra. Questo può portare a vedere connessioni che altri non vedono, a fare salti intuitivi brillanti, ma può anche essere paralizzante. Prendere una decisione quando quando si vedono simultaneamente tante altre direzioni ugualmente affascinanti può rendere molto difficile il processo di scelta.

Il cervello è in un continuo stato di iperattività. Il flusso cerebrale è frenetico e difficile da interrompere.

Si è molto attenti o totalmente assente. Il funzionamento è di tipo tutto o niente.

A volte si è iperconcentrati e si riesce a tenere sotto controllo tutte le interferenze.

Altre volte, il flusso di idee è talmente ampio che si perde la concentrazione e si salta da un ragionamento all’altro, senza riuscire a formulare l’idea che si aveva in mente o a trovare le parole giuste per spiegare ciò che si sente. Si fa molta fatica a dare parole ai pensieri.

Ci si estranea. Non si ascolta più per risparmiare un pò di energia cerebrale. Si reagisce tanto per dare una risposta, che apparirà fuori luogo e senza senso. Tutto questo può essere causa di malintesi, equivoci o essere visti come una provocazione o supponenza.

Il pensiero arborescente non va né normalizzato né appiattito ma incanalato per non essere soverchiante. Il rischio di iniziare tanti progetti e non portarli a termine è alto.

Molte persone plusdotate sono perfezioniste e questo impedisce la conclusione dei compiti. Vedono mentalmente il risultato perfetto di un compito ma poi il risultato reale sembra sempre inadeguato al confronto con quell’idea mentale. Questo porta a ricerche infinite, a riscrivere infinite versioni, a procrastinare le consegne o a non iniziare una esperienza perché è mai perfetta rispetto a come la si è immaginata.

Il tipico pensiero arborescente si caratterizza non solo per una iperattività cognitiva ma anche per una ipersensibilità da un punto di vista emotivo e sensoriale.

La permeabilità alle sensazioni che provengono dai 5 sensi è molto accentuata.

Si riescono a cogliere in una immagine dettagli che normalmente vengono trascurati. Si sentono e memorizzano più informazioni sonore che si presentano contemporaneamente. Grazie allo spiccato odorato e tramite il gusto e il tatto amplificato si è in grado di cogliere e arricchire il repertorio di informazioni a disposizione. Molte persone plusdotate sono creative.

L’ipersensibilità sensoriale porta a captare senza sosta, tutte le emozioni presenti nelle relazioni con gli altri. Tutto è vissuto in modo amplificato, esasperato, estremo. Non riuscendo a difendersi dalle emozioni, si teme che queste possano straripare e che le proprie reazioni possano essere imprevedibili.

Le risposte possono essere o molto controllate o sproporzionate rispetto alla causa scatenante. La persona, specie quando si tratta di un bambino, può reagire impulsivamente alla minima frustrazione, opponendosi alle regole e scoppiando in lacrime alla prima critica.

Dopo lo sfogo, l’atteggiamento più appropriato da parte dell’interlocutore coinvolto è di prendere una distanza. Saranno vani qualsiasi tentativi di ragionamento. Una volta calmate le “acque” emotive si potrà riflettere sull’accaduto.

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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

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Il bambino e l’adolescente plusdotato

Il bambino plusdotato inizia a parlare e a leggere molto presto. Ha un linguaggio variegato e non smette di fare domande, se non quando avrà “pietà” del genitore che vede soccombere alle sue incessanti richieste di spiegazioni. E’ importante che il bambino plusdotato venga costantemente rassicurato rispetto ai suoi interrogativi che lo espongono a preoccupazioni non appropriate alla sua età.

Il bambino plusdotato prende tutto alla lettera.

Solo se il contesto è esplicitato riesce a dare il senso più comune a ciò che viene detto. Altrimenti è frequente che non riesca a dedurre il significato di ciò che gli viene chiesto o a leggere il significato tra le riga, creando fraintendimenti.

La difficoltà a decodificare in maniera corretta gli impliciti delle situazioni scolastiche porta il bambino ad essere criticato come una persona distratta, tonta o peggio ancora strafottente o superiore. Questi giudizi creano un circuito vizioso di incomprensioni e un’idea negativa di sé e degli altri. 

Il bambino può dirsi di negativo: sono diverso, non sono capace, non sono all’altezza, è colpa mia. Questa idea negativa di se’ (bassa autostima) può portare ad evitare le relazioni e ad una perdita di interessi.

La capacità di memorizzare e di imparare in fretta lo fanno sentire diverso dai compagni di scuola. Può intervenire in classe eccessivamente ed essere limitato per questo dall’insegnante. Può provare noia, non sentirsi valorizzato e cominciare a smettere di studiare. 

Lo studente plusdotato può suscitare invidia e aggressività. I rapporti con i compagni di scuola possono risentire di questa intelligenza diversa e il passaggio dall’intelligenza diversa al sentirsi diverso è breve. 

Evitamento delle relazioni, emarginazione, prese in giro possono essere frequenti conseguenze. 

La diversità del suo pensiero, la fatica ad avere gli stessi interessi dei coetanei può incidere negativamente sul bisogno di sentirsi parte di un gruppo. Se si allontana dai coetanei si sente più solo, non accettato dagli altri e diventa più difficile anche il processo di differenziazione dalla famiglia.  

L’alto potenziale cognitivo permette di essere “portati” a studiare tante materie. La possibilità di poter avere tante possibilità può bloccare l’adolescente nello scegliere un percorso universitario. Scegliere significherebbe rinunciare a qualcosa e la sua mente sempre attiva, alimenta il dubbio, la paura di sbagliare e un’analisi dettagliata dei possibili rischi

Ogni soluzione genera una nuova domanda “se faccio questo mi chiudo quella strada”. I dubbi investono qualsiasi argomento.

L’adolescente plusdotato può percepire i genitori come fragili perché adulti non all’altezza di dare sicurezze e risposte soddisfacenti ai suoi infiniti dubbi.

L’idea che l’altro possa non essere al proprio livello può fargli avere un atteggiamento poco rispettoso degli adulti. Il senso di onnipotenza e onniscienza porta a pensare di poter avere un controllo su tutto e tutti. Può apparire altezzoso e distaccato. Quando riesce a “superare il maestro” perde la fiducia nell’ autorità. 

La sua capacità intuitiva, frutto della velocità del suo pensiero porta ad anticipare le risposte che pensa che gli altri possano dargli. In alcuni momenti, lo stare insieme agli altri si traduce in un continuo e inarrestabile flusso mentale, in una risposta data ancor prima che sia finita la domanda. Tutto ciò si traduce in un logorio mentale e in un distacco dal momento presente che si sta vivendo.

In alcuni momenti l’ipersensibilità e l’accesa empatia verso gli altri lo rendono capace di conquistare l’attenzione, di dare il proprio sostegno e la propria comprensione. Può avere la capacità di cogliere con maestria tutti gli aspetti di una determinata situazione, metterli in prospettiva e decidere di adattarsi o al contrario di opporsi ad essa.

La noia, l’impazienza, l’incapacità di attendere che prova rispetto all’interlocutore possono estendersi fino ad arrivare a perdere interesse nella vita quotidiana e nella gioia di vivere. 

Riuscendo facilmente nei compiti, la persona plus dotata non tollera la frustrazione. Al primo ostacolo/fallimento crolla, se non è preparata a fallire.

Se la persona è colpita da un dettaglio della situazione si arresta bruscamente e per approfondire, analizzare e “spaccare il capello in quattro”. La consapevolezza di tutti gli aspetti che si potrebbero verificare, lo porta a percepire potenziali pericoli ovunque, verso se stesso e verso gli altri ed avere paura delle situazioni.

La conseguenza sarà quella di vivere sempre in uno stato di ansia. Anticipa scenari negativi per sé e per gli altri. Può provare a controllare gli altri mettendo a dura prova le relazioni con le persone significative.

La ricerca della perfezione, antidoto per allontanare la paura di sbagliare, può impedire di intraprendere attività nuove. Meno cose realizza, più aumentano i sensi di colpa perché non sta sfruttando tutte le doti che sa di possedere.

La persona plusdotata può sentire il peso delle aspettative e una spinta al successo.  La persona pensa che deve avere sempre successo, che deve fare delle cose importanti. Si pone traguardi impossibili. Sente l’aspettativa di non sprecare la sua vita e un senso di colpa per non fare mai abbastanza. Il successo è sempre incompleto. 

L’adolescente plusdotato ha paura di deludere le persone che gli vogliono bene. Tutto questo può generare sensi di colpa, vergogna e di fallimento. Ha paura di fare o aver fatto scelte sbagliate. L’adolescente ogni volta che fallisce si convince di essere una nullità. La perdita dell’autostima può creare un circolo vizioso di insuccessi. 

La persona plusdotata ha bisogno di sentirsi amata e accettata per quella che è, non per la sua intelligenza. Ha bisogno di non sentirsi sola. Può sentire che le persone che gli sono attorno sono interessate solo al suo potenziale successo.

Spesso per superare il groviglio mentale ed emotivo, l’adolescente sceglie di mettere al bando tutte le emozioni per non farsi travolgere da esse. Tenterà di non innamorarsi per paura di essere sopraffatto dalle emozioni oppure abuserà sostanze e alcol per poterle gestire o anestetizzare.

Potrà scegliere di difendersi dalle emozioni consapevolmente attraverso l’intellettualizzazione. All’opposto può inibire il suo intelletto per fermare il doloroso fiume di pensieri e sentirsi finalmente uguale agli altri.

L’umorismo può essere la sua principale arma di seduzione e contemporaneamente di difesa per non essere toccato nel profondo.

Il senso critico e contemporaneamente sensibile verso gli altri si riflette anche verso se stesso. Si sottopone a duri autorimproveri senza un briciolo di compassione per sé.  

Può avere uno spiccato senso di giustizia che lo può portare a difendere in maniera accesa posizioni che possono essere mal viste dagli interlocutori. L’adolescente plusdotato non si rassegna al senso d’impotenza e alle ingiustizie della vita. Si lamenta di tutto e di tutti, pensa che la colpa sia sempre degli altri. Deve avere sempre ragione, l’ultima parola è sempre sua. 

Non scinde se stesso dalla coscienza collettiva. Per lui il successo non è individuale ma un avanzamento dell’umanità. Vorrebbe cambiare il mondo e il fatto di non riuscirci, lo espone a fallimenti e alla conseguente manifestazione di sintomi depressivi.

La valutazione psicologica e come aiutare una persona plusdotata

Ci sono persone che hanno ricevuto la diagnosi fin da bambini, altri che hanno ricevuto una diagnosi in età adulta, per caso, per curiosità o perchè si sono identificati nel proprio figlio. Altri ancora non riceveranno mai una  diagnosi. 

La valutazione psicologica al fine di rilevare una intelligenza plusdotata, deve essere svolta da un professionista e consiste in un test d’intelligenza e in colloqui volti ad attuare una valutazione globale della personalità.

Il test d’intelligenza per eccellenza è la WAIS con le due scale, verbale e di performance. Se il QI è superiore a 120/130 potremmo trovarci di fronte a un caso di plusdotazione. Più i punteggi di QI verbale e del QI di performance sono omogenei, più la diagnosi di alto quoziente intellettivo sarà affidabile.

I risultati vanno interpretati dal professionista esperto nel campo della plusdotazione all’interno di una valutazione globale della personalità. I profili di personalità spesso sono disomogenei. 

Il QI è una condizione necessaria ma non sufficiente alla diagnosi. Una persona può avere un’intelligenza elevata, quindi aver ottenuto un QI alto, senza essere per forza plus dotata con tutte le caratteristiche cognitive ed emotive tipiche.

I test d’intelligenza che la persona può fare su internet sono indicativi e non possono essere comparati ad una diagnosi fatta da uno psicoterapeuta esperto. 

La valutazione psicologica va sempre integrata da un accompagnamento terapeutico con lo scopo di:.

  • dare un significato nuovo a ciò che si è finora vissuto,
  • liberarsi dal senso di colpa o di incapacità con cui si è cresciuti. 
  • vedersi con occhi diversi, per conquistarsi una libertà di espressione.
  • non aggrapparsi all’etichetta ad alto potenziale per “giustificare” caratteristiche di personalità.

Ci sono genitori che rifiutano di sottoporre il proprio figlio ad una valutazione perché hanno paura che se si arrivasse ad una diagnosi, il loro bambino/adolescente possa “montarsi la testa” e smettere di studiare.

Spesso le persone plusdotate sono le prime a dubitare della propria intelligenza. Cercano di spegnere il proprio potenziale per essere come gli altri. La forte impronta emotiva/affettiva di questa particolare forma di pensiero, porta a non avere fiducia nella propria intelligenza.

La conoscenza delle caratteristiche dell’ iper intelligenza è importante per sostituire la convinzione di sentirsi diversi dagli altri con quella di peculiarità intellettiva e affettiva che fanno parte della persona. 

È importante che ci sia un accompagnamento psicologico strettamente connesso a quello scolastico e che si crei una rete tra famiglia, scuola, supporto psicologico.

Dal 2019 la plusdotazione rientra nella normativa scolastica BES bisogni educativi speciali al fine di consentire interventi educativi e didattici adeguati e integrativi.

Quando si ipotizza di intraprendere una doppia promozione scolastica ovvero un avanzamento di due classi avanti  bisognerà prestare molta attenzione agli aspetti emotivi e relazionali dello specifico bambino.

La “parte emotiva” della persona plusdotata può avere una età molto inferiore rispetto alla “parte cognitiva”. Non va vista solo per quanto è intelligente. 

Spesso si associano deficit, quali, problemi di scrittura, disprassia e disturbo di attenzione e iperattività. Questi disturbi possono passare inosservati perché i bambini compensano le loro difficoltà con l’intelligenza.

Ci può essere un rischio di abbandono scolastico quando si pensa che se si è intelligenti, si deve essere eccezionali in tutto e che questo non si debba compiere sforzi nello studio.

Riuscendo facilmente questi bambini non sono abituati alle frustrazioni. Sarà importante allenarli alle sfide complesse e aiutarli ad accettare gli errori riconoscendo i propri limiti. 

Questo permette anche di capire come si sentono le persone vicino a loro che falliscono. 

Spesso i  bambini plusdotati possono essere complessi da gestire e accompagnare.

Se la persona plusdotata o i genitori di un bambino con alto potenziale accetteranno di essere aiutati psicologicamente, potranno superare la convinzione che al mondo non ci sia nessuno davvero in grado di capirli e sostenerli. 

Le persone plusdotate possono avere successo e superare gli ostacoli nel gestire la loro sensibilità ed affettività. Le persone che non riescono ad integrare le caratteristiche peculiari, possono rimanere intrappolate nella propria inquietudine e in un scarso valore di sé.  

Bibliografia

Jeanne Siaud-facchin Troppo intelligenti per essere felici? Bur Rizzoli 2019

Maria Assunta Zanetti Elisa Tamburnotti Mio figlio è geniale Giunti Edu 2021

Associazioni Plusdotazione

www.labtalento.unipv.it

www.mensa.it

www.plusdotazionetalento.it

www.stepcare.it

www.steptalentacademy.it

wwww.iagassociazione.com

www.gateitaly.org/chi-siamo

www.didatticatalenti.com/chi-siamo