Impegnarsi ad essere felici
Possiamo definire la felicità come una condizione di armonia interiore, come la capacità di essere in pace con se stessi, di sperimentare serenità e soddisfazione. Non necessariamente uno stato di euforia o di entusiasmo continuo, ma piuttosto una condizione di equilibrio e di benessere.
Se volessimo utilizzare un’immagine per rappresentarla, potremmo paragonare la felicità a un fiore.
Come ogni fiore, anche quello della felicità ha bisogno di un gambo, di una corolla, del terreno, dell’acqua, di luce, di nutrimento e di tempo per poter crescere e sbocciare.
Il gambo e la corolla: i bisogni essenziali
Alla base del fiore troviamo i nostri bisogni essenziali: la disponibilità economica e la salute.
Il reddito può essere immaginato come il gambo del fiore. Il denaro è importante perché ci permette di soddisfare i bisogni fondamentali, di vivere con una certa sicurezza e di realizzare molti dei nostri progetti. Tuttavia, dovrebbe essere considerato un mezzo e non il fine: il gambo sostiene il fiore, ma da solo non può renderlo completo.
La salute rappresenta invece la corolla, una parte fondamentale della struttura del fiore. Spesso ci accorgiamo veramente del suo valore soltanto quando viene a mancare. Quando stiamo bene tendiamo a darla per scontata; quando la perdiamo, comprendiamo quanto sia preziosa.
Il denaro e la salute costituiscono quindi condizioni importanti per il nostro benessere, ma non sono sufficienti, da sole, a garantire la felicità.
I petali: i nostri valori
I diversi petali del fiore rappresentano i valori, cioè quegli aspetti della vita a cui non possiamo assolutamente rinunciare.
Non esiste una gerarchia universale dei valori: ciò che è fondamentale per una persona può esserlo meno per un’altra. Per questo è importante conoscere i propri valori e, soprattutto, comprendere se sono autenticamente nostri oppure se sono stati scelti per soddisfare le aspettative della famiglia, della società o delle persone che ci circondano.
Tra i valori che possono contribuire al nostro benessere troviamo:
- La libertà, intesa come possibilità di costruire e portare avanti il proprio progetto di vita, avere tempo da dedicare alle persone che amiamo e alle attività che danno significato alla nostra esistenza.
- L’onestà e il rispetto, insieme alla percezione di vivere in un contesto nel quale le regole valgono per tutti, in cui c’è una uguaglianza. La fiducia negli altri e nella società in cui viviamo contribuisce al nostro senso di sicurezza.
- La forza dei legami sociali, rappresentata dalla famiglia, dalle amicizie e dalla possibilità di contare su una rete di persone che possano sostenerci nei momenti di difficoltà.
- La generosità, cioè la possibilità di dedicare tempo, risorse e attenzione agli altri e di prenderci cura delle persone e dell’ambiente in cui viviamo.
- L’amore, per noi stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda. Ricercare l’amore e donarlo alle persone che incontriamo può attivare nel nostro cervello il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore associato a sensazioni intense di piacere, gratificazione e coinvolgimento.
Con il consolidarsi della relazione, entra maggiormente in gioco l’ossitocina, spesso definita “l’ormone dell’amore e della fiducia”. L’ossitocina contribuisce a generare sensazioni di calore, rilassamento e benessere e favorisce il desiderio di vicinanza e di contatto con la persona amata. Per questo motivo, l’amore è strettamente collegato anche al senso di sicurezza che proviamo accanto a qualcuno dal quale ci aspettiamo protezione, conforto e sostegno, soprattutto nelle situazioni di pericolo o di difficoltà.
La vicinanza a una persona che ci trasmette protezione e sicurezza può avere inoltre un effetto analgesico, contribuendo ad attenuare sia la percezione del dolore fisico sia quella della sofferenza emotiva. Sapere di essere accanto a una persona che ci vuole bene, che ci ama e sulla quale possiamo contare produce quindi una sensazione di tranquillità e di rilassamento.
La presenza di una relazione affettiva sicura può rappresentare una delle più importanti fonti di benessere e felicità. Proprio per questo, però, l’amore può essere anche fonte di una profonda sofferenza quando viene a mancare. La perdita, il distacco o l’assenza della persona amata possono infatti privarci non solo della sua presenza affettiva, ma anche di quella sensazione di sicurezza, conforto e protezione alla quale il nostro organismo si era abituato.
- Il potere, la fama e lo status possono rappresentare valori legati al riconoscimento sociale, alla possibilità di influenzare il proprio ambiente e alla considerazione ricevuta dagli altri.
- Il divertimento ci permette di interrompere, almeno temporaneamente, il flusso delle preoccupazioni quotidiane e di vivere esperienze piacevoli.
- La comodità contribuisce al benessere fisico e alla qualità della vita.
- L’autostima nasce anche dalla capacità di riconoscere i propri talenti, le proprie competenze, ciò che amiamo fare e ciò in cui ci sentiamo capaci.
Conoscere i propri valori è importante perché essi possono diventare una bussola: ci aiutano a capire in quale direzione vogliamo andare e a scegliere ciò che è coerente con la persona che desideriamo essere.
Il terreno: i nostri pensieri negativi e positivi
Affinché il fiore della felicità possa sbocciare, è fondamentale anche il terreno, che rappresenta l’insieme dei pensieri negativi e positivi, delle interpretazioni e dei significati che attribuiamo agli eventi della nostra vita.
Non sono soltanto gli eventi a determinare come ci sentiamo, ma anche il modo in cui li interpretiamo.
I pensieri negativi possono portarci a credere che non riusciremo a rialzarci, che non possiamo fidarci degli altri, che ciò che abbiamo vissuto si ripeterà inevitabilmente o che nulla possa cambiare. Possono inoltre portarci a concentrarci soprattutto su ciò che non funziona, su ciò che abbiamo perso e su ciò che ancora ci manca.
Questo non significa che possiamo semplicemente scegliere di essere felici o che il dolore dipenda esclusivamente dai nostri pensieri. Gli eventi dolorosi sono reali e possono lasciare ferite profonde. Significa, però, che possiamo imparare a diventare consapevoli del modo in cui interpretiamo ciò che ci accade e, impegnarci a modificare quei pensieri che ci tengono bloccati nella sofferenza. Possiamo chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta nell’aiutarci a cambiare questi pensieri.
Ci sono persone che, nonostante abbiano vissuto esperienze profondamente avverse, sono riuscite a rialzarsi, a concedersi una nuova possibilità, a recuperare fiducia in se stesse e a costruire un nuovo equilibrio.
L’acqua e la luce: vivere nel presente
Come ogni fiore, anche quello della felicità ha bisogno di acqua e luce.
L’acqua e la luce rappresentano la capacità di vivere pienamente il presente, di riconoscere e apprezzare ciò che abbiamo qui e ora.
Spesso, invece, lasciamo che il nostro fiore rimanga al buio: continuiamo a vivere nel dolore degli eventi passati oppure trascorriamo il presente anticipando scenari catastrofici sul futuro.
L’acqua e la luce arrivano quando impariamo a riconoscere ciò che di bello esiste nella nostra vita, anche quando non tutto va come vorremmo. Significa imparare a provare gratitudine per ciò che abbiamo, anziché concentrarci continuamente su ciò che ci manca.
Non significa negare il dolore o fingere che tutto vada bene. Significa riuscire a vedere, accanto alle difficoltà, anche ciò che continua ad avere valore.
Il fertilizzante: avere uno scopo
Un altro elemento fondamentale per la crescita del fiore della felicità è il fertilizzante, che possiamo identificare con uno scopo nella vita.
Avere un obiettivo, una direzione, una missione o qualcosa per cui vale la pena impegnarsi ci dà energia e motivazione. Non deve necessariamente trattarsi di un obiettivo grandioso: può essere anche qualcosa di semplice ma profondamente significativo per noi.
Avere una direzione non significa che il percorso sarà sempre facile. Significa avere una ragione per alzarsi la mattina, affrontare le difficoltà che inevitabilmente incontreremo.
Il tempo: tutto subito
Il fiore della felicità, come tutti i fiori, ha bisogno di tempo per crescere e sbocciare.
Spesso, invece, siamo impazienti. Pensiamo che saremo felici soltanto quando avremo raggiunto un determinato obiettivo: quando avremo più denaro, quando avremo trovato il partner giusto, quando avremo ottenuto quel lavoro, quella casa, quel riconoscimento o quel risultato.
Così rimandiamo continuamente la felicità a un momento futuro.
E quando finalmente raggiungiamo ciò che desideravamo, rimaniamo delusi perché non proviamo quella felicità come ce l’eravamo immaginata.
La società dei consumi può rafforzare questa illusione, facendoci credere che la felicità dipenda dal possesso di un prodotto, di un oggetto o dal raggiungimento di una determinata condizione.
Anche un evento importante della vita, come il matrimonio, può essere vissuto come un “prodotto” da raggiungere: mi sposo e sarò felice. Ma il matrimonio, così come qualsiasi altro traguardo, non può garantire automaticamente uno stato permanente di felicità.
La felicità va coltivata anche dopo aver raggiunto ciò che desideravamo.
Come accade per un fiore, una condizione raggiunta non rimane necessariamente immutabile per sempre. Se smettiamo di prendercene cura, il fiore può appassire.
E allora rischiamo di ricominciare a cercare altrove: un nuovo obiettivo, una nuova meta, qualcosa di più grande, più lontano, diverso, convinti che sarà finalmente quello a renderci felici. O al contrario viviamo trascinandoci perché non abbiamo più la forza di rialzarci.
Il rischio è entrare in una spirale di insoddisfazione senza fine, nella quale il nostro sguardo è sempre rivolto al prossimo traguardo o a non avere più obiettivi, senza apprezzare e vedere ciò che abbiamo già davanti agli occhi.
La felicità è un muscolo da allenare
Possiamo quindi pensare alla felicità come a un muscolo da allenare.
Siamo biologicamente predisposti a riconoscere i pericoli e a proteggerci da essi: la nostra mente tende naturalmente a prestare grande attenzione a ciò che può minacciarci. La ricerca del benessere, invece, richiede consapevolezza, esercizio e cura.
Per questo dobbiamo impegnarci a coltivare la felicità.
Possiamo allenarci a riconoscere i nostri valori, a vivere maggiormente nel presente, a riconoscere ciò che di positivo esiste nella nostra vita, a dare un significato alle esperienze difficili e a perseguire obiettivi coerenti con ciò che per noi conta davvero.
La felicità può essere persa da un momento all’altro. La vita può portarci attraverso periodi di dolore, perdita, paura e incertezza.
Ma anche nel momento più difficile, nell’ora più buia, nel punto più basso della nostra vita, può esistere la possibilità di rialzarci, di ricominciare e di tornare a coltivare la nostra felicità.
Perché la felicità, esattamente come un fiore, non è qualcosa che semplicemente possediamo: è qualcosa di cui dobbiamo prenderci cura.
Va coltivata.