La dipendenza affettiva nella persona narcisista, stalker, nella vittima, la codipendenza affettiva, l’amore ossessivo, l’ambivalenza affettiva, la controdipendenza affettiva, fanno parte della grande famiglia delle dipendenze affettive.
Come per le altre forme di dipendenza, la persona dipendente cerca attraverso il partner / persona amata (come attraverso l’alcool, il cibo, le sostanze, il gioco ecc) sensazioni positive, pur pagando un prezzo alto, perché all’interno di una relazione disfunzionale, non rispettosa dei propri e altrui bisogni, tante volte un legame autodistruttivo, impossibile.
La persona dipendente pensa che il partner possa restituirle quelle emozioni positive, che sono mancate nella relazione con i propri genitori.
Ciò che accomuna queste forme di amore è la difesa di idealizzazione. La persona può idealizzare sè stessa, la persona amata e la relazione.
La difesa di idealizzazione è caratterizzata da una sopravvalutazione irrealistica e da una “dimenticanza” di tutti gli aspetti negativi della relazione.
Se la persona idealizza sé stessa sovrastima le proprie capacità. Pensa di sé stessa di essere una persona meravigliosa e che il partner deve riconoscerle il suo essere speciale.
Se la persona idealizza la persona amata sovrastima le sensazioni positive che il partner le fa vivere e pensa che non possa farne a meno.
Se la persona idealizza la relazione ricorda solo gli aspetti positivi e minimizza la sofferenza dei suoi bisogni non ascoltati.
La funzione della difesa di idealizzazione è quella di coprire e tenere il più lontano possibile le ferite della sofferenza dell’infanzia, evita di far pensare o riviverne i ricordi dolorosi. L’evitamento del dolore del passato dà un grande sollievo e per questo è portato avanti nonostante il malessere che vive con la persona amata.
Con il controllo del partner e la dipendenza dal partner, la persona gestisce le paure che ha appreso dal suo passato, l’incertezza nelle relazioni e la paura di fidarsi degli altri.
Le ferite del passato possono riguardare l’essersi sentiti di non valere nulla, l’essere stati lasciati soli, l’essersi sentiti trascurati, non importanti, l’essersi sentiti usati, umiliati, in pericolo durante la propria infanzia.
Per superare la dipendenza affettiva sarà necessario ridurre l’ idealizzazione (sopravvalutazione) di sé e del partner, sentire la sofferenza per il mancato rispetto dei propri bisogni di attenzione e considerazione da parte del partner, riconoscere che si è meritevoli (degni) di essere amati, comprendere le ferite del proprio passato, modificare le idee negative di se stessi, che fanno credere che non si è in grado di vivere senza il partner.
In queste relazioni, la dipendenza affettiva è sempre bidirezionale e circolare tra i due partner. L’apprensione morbosa verso un partner può rivelare una preoccupazione per la perdita del proprio ruolo e della propria funzione (colui/colei che assiste), una impossibilità di pensare a sé stessi, prima ancora che al partner , in modo differente. Come se la persona dipendente dicesse “io posso esistere solo nel ruolo del salvatore”.
E’ importante cogliere il senso relazionale della violenza condivisa.