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La relazione di coppia

Per una buona relazione di coppia ci deve essere: una alternanza tra la capacità di chiedere aiuto e la possibilità di offrire aiuto e supporto al partner; un desiderio nel mantenere un contatto fisico e sessuale;  la possibilità di sentirsi alleati verso degli obiettivi in comune; delle occasioni di divertimento.

La relazione di coppia

Per una buona relazione di coppia ci deve essere: una alternanza tra la capacità di chiedere aiuto e la possibilità di offrire aiuto e supporto al partner; un desiderio nel mantenere un contatto fisico e sessuale;  la possibilità di sentirsi alleati verso degli obiettivi in comune; delle occasioni di divertimento.

Possiamo tracciare 3 stili interattivi tipici delle coppie.

Le coppie negoziali. Quando i partner hanno la capacità di negoziare i loro bisogni e mantengono un equilibrio tra gli aspetti individuali e il bisogno di mantenere una appartenenza alla coppia.  Riescono a regolare le proprie emozioni e a fare richieste chiare al partner sulla base dei propri bisogni di cui sono consapevoli. Di fronte alle difficoltà sono flessibili rispetto al cambiamento necessario per affrontare le difficoltà (vedi finestra Adulti sicuri).

Le coppie congelate. I partner evitano il conflitto per il terrore di essere abbandonati. Le emozioni non vengono espresse perché congelate. La relazione è basata su una reciproca protezione. Di fronte alle difficoltà funzionano come una pentola a pressione con la paura che possa esplodere da un momento all’altro (vedi finestra Adulti evitanti e adulti ansiosi resistenti).

Le coppie ad alta conflittualità. I partner ricercano costantemente lo scontro, la lotta serve a rivitalizza il rapporto di coppia. Le emozioni sono vissute in maniera esasperata senza averne il controllo. In presenza di figli, il conflitto viene spostato su di loro. La lotta serve per ottenere una vittoria, un potere, per sentirsi importanti e adeguati. Ciascun partner cerca l’alleanza del figlio, per contrapporsi al partner. Oppure i partner possono allearsi tra loro per andare contro un nemico esterno comune (vedi finestra Adulti disorganizzati).

Il modo in cui ciascun chiede aiuto al partner ricalca il sistema di aspettative precedentemente appreso con i genitori; se da bambini non hanno avuto una esperienza positiva con i propri genitori, si aspetteranno che nei momenti di difficoltà, non ci sarà qualcuno disposto a rassicurarli e probabilmente faranno delle richieste di aiuto al partner, che rischiano di andare incontro più verso il fallimento, che verso la soddisfazione del bisogno di ricevere aiuto.

L’aspettativa negativa che l’altro non li aiuterà, non starà vicino, condizionerà il modo in cui chiedono aiuto. Le parole utilizzate, il tono di voce, lo sguardo esprimeranno critiche e sfiducia ed hanno l’obiettivo di sottoporre il partner ad un test, di cui conoscono già la risposta.

Oppure non chiederanno affatto aiuto, risolveranno tutto da soli, per poi arrabbiarsi, perché sono stati lasciati da soli. Il partner non capirà che dietro quella rabbia, c’e’ una protesta,  una richiesta di aiuto, che viene scambiata come critica. La critica all’altro aprirà scenari di sfida e di vendetta e una lotta per la dominanza e la sottomissione, per chi vale di più e chi vale di meno. Sostituiranno il bisogno di chiedere aiuto e di dare aiuto con l’antagonismo. La rabbia sarà l’emozione secondaria che nasconde l’emozione primaria della tristezza, della solitudine ( ho scritto un post sulle emozioni).

Saper stare in coppia non è una predisposizione innata, bisognerebbe impararlo dai genitori ma a volte, anche loro non sono stati un buon modello perchè non hanno visto la relazione dei loro genitori, come una esperienza positiva. E’ possibile imparare dagli errori dei genitori, se  i partner riusciranno a farsi aiutare.

Con l’aiuto di uno psicoterapeuta, i partner potranno capire come si sentono durante un “tipico” litigio di coppia, che parole negative si dicono su di sé, ad esempio, “non sono abbastanza importante”, “non posso fidarmi” e riflettere quando nel passato si sono sentiti nello stesso modo, nella relazione con i genitori. Capiranno che le reazioni, ad esempio, di rabbia o di sottomissione, sono dovute a ricordi del passato che non hanno elaborato e che si riattivano nella relazione di coppia.

In questi casi, sarà utile integrare la psicoterapia di coppia con una psicoterapia individuale finalizzata alla elaborazione dei ricordi del passato, dai quali hanno vissuto sensazioni di pericolo, di impotenza, emozioni di rabbia, paura, tristezza, appreso convinzioni negative su di sé , ad esempio, “non valgo” “non ho potere”  “non sono al sicuro se provo sentimenti, se affermo me stesso” ecc., memorie che non sono state elaborate, perchè impediscono di chiedere e offrire aiuto all’interno della coppia, di avere una intimità sessuale, di collaborare per raggiungere degli obiettivi.

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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

Approfondimenti

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Scelta del partner

Nel momento in cui si sceglie un partner, i modelli operativi interni (le idee che abbiamo costruito su di noi, sugli altri e sulla relazione tra noi e gli altri dalla relazione con i nostri genitori) influenzeranno la scelta del partner, orientando verso quelle persone che confermano la rappresentazione di sé  stessi e dell’altro e che, per motivazioni non sempre consapevoli, risultano «familiari», cioè ricalcano le prime esperienze d’attaccamento infantile.

Quando si sceglie un partner, spesso, si cerca una sorta di conspecifico, che abbia qualche caratteristica simile ai genitori. Pur affermando di voler scegliere in modo diverso, si finisce per ricadere nella somiglianza di alcuni aspetti delle figure di riferimento. La somiglianza delle esperienze le rende più prevedibili. Su questo argomento ho scritto il post Passato è ancora presente. 

Ciò che è già noto rende più sicuri nel padroneggiare le relazioni, aiuta ad adattarsi ad esse e  protegge dal sentire il dolore per ciò che non si è ricevuto nelle relazioni precedenti. Ad esempio, l’aspettativa negativa che il partner non  farà sentire importante, così come non ci si è sentiti importanti per i genitori, allontanerà dal senso di impotenza e dal dolore provato da figli, perché si generalizzerà e ci si proteggerà, dicendosi, che non esistono relazioni  dove è possibile sentirsi importante.

Adulti sicuri

Gli adulti con uno stile di funzionamento sicuro hanno fiducia in se  stessi e nelle relazioni sentimentali. Vivono bene l’intimità con il partner, sono capaci di chiedere aiuto nei momenti di difficoltà, in maniera esplicita e coerente, sapendo di poter ricevere aiuto. Si riconoscono il diritto a chiedere aiuto e il diritto a ricevere conforto e orientano la scelta del partner in base a questa rappresentazione di se stessi.

Hanno una buona capacità di riconoscere i segnali di bisogno del partner e di accudire in modo sensibile e funzionale. Sono disponibili alla cooperazione. Quando il bisogno di sostegno è stato soddisfatto, esplorano con sicurezza l’ambiente attorno a loro. Riescono a mantenere la sicurezza con il partner anche quando e’ lontano. Mantengono spazi sia comuni che autonomi.

I momenti di non comprensione vengono riparati mantenendo un clima cooperativo e utilizzando una comunicazione costruttiva (vedi Relazione cooperativa e paritetica). 

Adulti evitanti

Gli adulti con uno stile di funzionamento evitante/distanziante hanno paura dell’intimità e l’aspettativa negativa che l’altro non si occuperà dei loro sentimenti, li porterà a non esprimere le emozioni, a non chiedere conforto e a minimizzare le difficoltà. Tenderanno ad evitare il legame impegnandosi in tante altre attività, dal guardare la tv, ricorrere alla socialità on line, fare molti lavori in casa, praticare molto sport.

La scarsa comprensione dei bisogni del partner e la limitata capacità di sentirsi responsabili del benessere del partner, porterà a non offrire accudimento e a investire poco nella relazione di coppia.

Lasciano che il partner gestisca da solo le sue emozioni, spesso lo criticheremo se lo vedono bisognoso di aiuto o minimizzeranno le sue difficoltà. Potranno dare sostegno in termini pratici, ad esempio, con i soldi o per fini secondari, per evitare critiche o seccature.

Il partner comprende che, se vuole essere importante, deve mostrarsi autonomo ed efficiente. L’altro sarà interessato  a ciò che fa, piuttosto che alle sue emozioni. L’emozione predominante nella nostra coppia sarà la tristezza.

Hanno imparato dalle esperienze con i genitori che solo le persone deboli mostrano la propria vulnerabilità e possono correre il rischio di essere sottomessi dagli altri. Prediligono relazioni poco impegnative e superficiali, che permettono di allontanarsi, quando il partner invade il proprio spazio.

Nelle situazioni conflittuali sono propensi ad allontanarsi fisicamente e psicologicamente dal partner, rendendo ancora più profonda la rottura.

Non avendo fiducia nell’altro, attivano una relazione antagonista, con il bisogno di sentirsi vincenti per le esperienze dove sono autonomi, fieri di non dipendere dagli altri, utilizzando i successi nel lavoro per regolare le  emozioni o stando in una continua sfida con se stessi. L’evitamento della relazione è di solito legato al contenimento della rabbia. Qualora, ad esempio, eventi particolarmente stressanti o pressanti richieste da parte del partner facessero fallire tale strategia di controllo, potrebbero diventare aggressivi e disprezzanti.

Quando eviteranno di manifestare le emozioni, la sofferenza potrà essere espressa dal corpo, attraverso sintomi psicosomatici. Per non soffrire, riusciranno a bloccare il contatto con le loro emozioni, ma non le sensazioni corporee.

Adulti ansiosi – resistenti

Gli adulti con uno stile di funzionamento ansioso/ambivalente/resistente intrattengono relazioni d’amore, dove è forte la dipendenza verso il partner, con un intenso desiderio fusionale, per il timore di perderlo, di non essere amati, di non essere accettati e la convinzione di non essere meritevoli dell’amore che ricevono. Rimangono vicino al partner ma con un atteggiamento di rimprovero. Lo mettono alla prova per confermare le loro aspettative negative, di non essere importanti per l’altro.

Frequenti sono le espressioni di gelosia, a volte incontrollabili, come risposta al pericolo di perdere il partner. A causa di questa paura, possono intensificare le richiesta di attaccamento e manifestare alti livelli di rabbia. Ricorrono spesso al partner, anche quando potrebbero cavarsela da soli e non accettano gli incoraggiamenti degli altri, sulle loro capacità. Offrono accudimento al partner in maniera intrusiva e controllante, non sintonizzati sui reali bisogni del partner, ma sui propri bisogni di vicinanza. Accudiscono il partner per avere in cambio una vicinanza o per sentirsi importanti e superiori, in modo tale da non essere lasciati o criticati.

I comportamenti di autonomia del partner vengono interpretati come delle vere e proprie minacce di abbandono. Hanno difficoltà a separarsi. Spesso da bambini hanno svolto funzioni genitoriali nei confronti dei genitori. Si sono presi cura di loro perché grazie a questa inversione di ruolo, si sono assicurati la loro vicinanza. Nella relazione con il partner, si aspettano che anche l’altro faccia lo stesso, che li accudisca a lungo o accudiranno in maniera coatta, impedendo un’alternarsi nelle funzioni di accudimento e di attaccamento.

L’emozione predominante nella coppia è la rabbia.

Adulti disorganizzati

Gli adulti con uno stile di funzionamento disorganizzato si allarmano e si spaventano, sia di fronte al bisogno di attaccamento, sia nei confronti delle richieste di aiuto del partner. Il  partner riattiverà le loro memorie traumatiche, avrà comportamenti violenti o umilianti, che sono una riproposizione del clima violento familiare con cui sono cresciuti. Avranno difficoltà a mantenere dei confini personali all’interno della coppia. Non riusciranno a separarsi da una relazione violenta, perché in fondo pensano, che non meritiamo di essere amati. L’emozione prevalente nella coppia sarà la paura.

Questi adulti  trasformano la coppia in triade, richiedendo al figlio, di allearsi con ciascuno di loro rispetto alla conflittualità. Si sfogheranno con il figlio raccontandogli le difficoltà che vivono, chiedendogli  rassicurazioni per sentire di essere voluti bene, che stia dalla propria parte.  La dipendenza emotiva che hanno nei confronti del partner, l’ansia nei confronti della separazione (che li farebbe sentire inferiori e con un forte senso di vergogna) e le convinzioni negative su di se stessi (non meritano di essere amati, non sono degni, non sono importanti) possono rendere molto difficile la separazione dal partner violento.

Coppia violenta

Una delle difficoltà più subdole che rende difficile la possibilità di separarsi da una relazione di coppia violenta è il momento in cui il partner carnefice, dopo l’agito violento, si pente, si avvicina alla vittima, diventa brevemente e apparentemente vittima, piange, accudisce, fa sentire l’altro speciale, privilegiato, amato e promette, giura, che non lo farà mai più. Quelle parole di vicinanza sono vissute dalle vittime, come carezze e rappresentano l’unico possibile momento di calore irrinunciabile, che porta, sempre al perdono e alla ripetizione dello schema. Come se si dicessero “meglio poco affetto che niente”.

Sono momenti idealizzati di piacere, di gratificazione, ai quali non riescono a rinunciare, perché provengono da infanzie difficili, dove hanno assistito a scene di violenza domestica e dove si sono sentiti trascurati emotivamente. Quando dopo l’agito violento, il  partner chiede aiuto, passano da una condizione di sottomissione, in cui si sono sentiti vittime ad una in cui si sentono speciali, dominanti e salvatori. Implorando di essere aiutato, il partner consegna la responsabilità di “salvarlo”. Quando la vittima sente che solo può aiutarlo, si sente importanti e accetta di rimanere.

Ma ben presto, il  partner violento si renderà conto di non avere più il potere e i ruoli si rovesceranno, alternandosi come angoli di un triangolo perverso e drammatico, nel ruolo di vittima, di persecutore e di salvatore.

Basterà che anche in situazioni di tranquillità, un semplice comportamento da parte della vittima, come un’alzata di sopracciglio, oppure una esplicita rivendicazione o umiliazione, ad esempio, “provocandolo che non guadagnare abbastanza, che è un debole agli occhi degli altri”,  sarà interpretata dal partner violento – carnefice come un segnale di sfida e un sentimento di orgoglioso trionfo, lo porterà a dominare, a mortificare e sottomettere il partner nuovamente.

Le oscillazioni tra gli atteggiamenti di sottomissione al partner aggressivo e gli episodi di rabbia incontrollata, potranno essere simili ai ruoli che hanno avuto i propri genitori. A volte saranno come il genitore che hanno visto, debole, sottomesso e indifeso davanti alla violenza e altre volte saranno violenti come l’altro genitore, alleandosi con la parte forte, nel tentativo di recuperare il controllo della situazione e allontanarsi dal dolore.

Il partner violento fa sentire la vittima, responsabile, colpevole di averlo istigato “sei tu che mi fai arrivare a certi comportamenti, la colpa è tua, della tua faccia, del tuo modo di essere, per quello che hai detto, per quello che hai fatto”. Quando il partner viene vissuto come persecutori, si riattiverà nuovamente la violenza e si sentirà in colpa e responsabili dei comportamenti violenti del  partner abusante.

Per le donne e in misura minore anche per gli uomini, vittime di violenza, sarà importante farsi aiutare da uno psicoterapeuta per comprendere quando hanno imparato a sentirsi speciali aiutando gli altri.  Non riusciranno ad allontanarsi, se, quando il partner ritorna piangendo, lo vedranno fragile, e penseranno che solo loro lo possono aiutare. Sarà fondamentale elaborare i ricordi del passato legati sia alle convinzioni negative che a quelle positive raggiunte attraverso la sottomissione.

Sessualità

La capacità di vivere con benessere una intimità sessuale di coppia è favorita o sfavorita dalle dinamiche di attaccamento e accudimento che i partner hanno avuto con i genitori. La possibilità di pensare e parlare della sessualità, nelle sue diverse sfaccettature, permette di costruire una buona connessione tra il senso di sicurezza e il piacere.

Tra le risorse , affinché la nostra coppia sia vissuta come un rifugio e una base sicura, ci sono, il contatto fisico, l’abbracciarsi teneramente, la calma, il baciarsi, la sessualità. Le emozioni che ne scaturiscono sono fondamentali per stabilire, non solo un legame affettivo ma anche, per ricevere un senso di sicurezza e di calma. 

Durante la vicinanza fisica e sessuale viene prodotto l’ormone ossitocina, che riduce lo stress e  rinforza il  legame, creando un circolo virtuoso. L’ossitocina è l’ormone dell’amore, aiuta a prendersi cura degli altri, a sentire il benessere per essere amati e a provare un piacere fisico. 

La sessualità, i contatti intimi e ripetuti nella coppia favoriscono l’instaurarsi e il cimentarsi dei legami di attaccamento con il partner. La sessualità, quando è una comunicazione profonda e intima è un fattore protettivo per la stabilità della coppia.

Diversamente, la sessualità potrà essere slegata dai comportamenti di attaccamento e accudimento che fanno parte della  relazione intima adulta o confondersi con questi comportamenti. 

Se i bambini vengono esposti dai genitori a contenuti sessuali (vedere l’intimità sessuale dei familiari, vedere materiale pornografico dei familiari, contatti fisici o racconti a sfondo sessuale da parte dei familiari) possono da adulti vivere la sessualità come qualcosa di pericoloso, con emozioni di paura e sensazioni sensi di colpa o impotenza. In età adulta, l’esperienza durante l’infanzia di questa associazione pericolosa tra genitori e sessualità, può riattivarsi quando il partner diventa un familiare con il quale avere una intimità sessuale. Per gestire la minaccia del pericolo vissuto,  gli adulti potrebbero ad esempio separare la sfera affettiva da quella sessuale  e quindi avere con un partner  solo una relazione sessuale e con un altro partner solo una relazione affettiva. Sarà importante andare a rintracciare ed elaborare questi ricordi dell’infanzia che hanno spaventato, dai quali hanno  appreso che erano in pericolo, passivi e in balia, che non potevano fidarci del familiare, per poter superare l’evitamento dell’intimità.

I partner possono confondere la soddisfazione sessuale con la regolazione emotiva e ricercare compulsivamente comportamenti sessuali per ridurre la propria ansia. In questi casi, il partner potrà sentirsi usato. Viceversa, forti emozioni come la rabbia e l’ansia, possono allontanare la possibilità di lasciarsi andare.

La sessualità può essere utilizzata per superare l’isolamento sociale o per sentirsi accettati dal partner. La sessualità potrà essere utilizzata per sentirci superiore all’altro e assoggettarlo. E’ possibile offrire favori sessuali per scopi manipolativi, per raggiungere più facilmente obiettivi, spesso materiali, che danno un sensazione di superiorità o di popolarità.

Tradimento

Il tradimento rompe il patto di lealtà condiviso. Per il partner tradito verrà meno la possibilità di chiedere aiuto al partner. Metterà in discussione la capacità di accudire e il potere di attrazione sessuale, riducendo la propria autostima.

In caso di perdono, si attiva il sistema di rango, di potere, dove il partner che ha tradito è destinato alla sottomissione e il partner tradito, si sentirà superiore e dominante, perché ha perdonato. Il tradimento può riattivare nel partner tradito, sentimenti di vergogna e umiliazione, se già sperimentati in passato e un senso di colpa, nel partner che tradisce, per non essere stato in grado di mantenere la lealtà.

Divorzio

La separazione coniugale o il divorzio possono riattivare memorie di precoci esperienze di separazione dai genitori,  ancora dolorose.

Gli adulti sicuri riusciranno a mantenere una buona regolazione emotiva, buone capacità comunicative con l’ex-coniuge e a collaborare per risolvere i conflitti o nel prendere le decisioni. Favoriranno la condivisione dell’accudimento del figlio. Non richiedono una alleanza al figlio e lo proteggono dalle emozioni e giudizi negativi che si hanno sull’ ex-partner.

Gli adulti con stile di attaccamento ansioso- ambivalente, pensano di essere incapaci a far fronte alla separazione, avranno difficoltà a mettere dei confini e a distaccarsi dall’ex-partner, tenteranno di farsi consolare dal figlio e avranno una conferma delle aspettative negative sulle relazioni e sulla paura di abbandono.

Gli adulti con stile di attaccamento evitante, potranno manifestare alti livelli di ostilità, senza ricercare altre fonti di supporto. Manifesteranno difficoltà nell’adattarsi alla separazione o al contrario non manifesteranno difficoltà, se hanno investito poco nella relazione di coppia.

Gli adulti con uno stile di attaccamento disorganizzato avranno grosse difficoltà a separarsi dal partner violento.

Psicoterapia di coppia

Durante i colloqui di psicoterapia di coppia verranno approfondite la capacità di ciascun partner di chiedere aiuto, di fornire supporto, le convinzioni negative su di sé, le aspettative sulla disponibilità dell’altro.

Insieme allo psicoterapeuta i partner capiranno come segnalano al partner il proprio bisogno di vicinanza e come viene interpretato l’espressione del proprio bisogno di vicinanza dal partner.

Verrà valutato in quale sistema motivazionale si e’ bloccata la nostra coppia (attaccamento, accudimento, sessuale, rango, cooperativo).

Verrano approfonditi anche gli errori di comunicazione nella relazione di coppia. Gli errori più comuni sono legati alle aspettative negative sulle richieste e offerte di aiuto. Se non si è imparato dalla relazione con i genitori, che l’altro possa essere una fonte di sicurezza, non si aspetteranno nei momenti di bisogno, che ci sarà un partner disposto a rassicurarlo e quindi la modalità con cui chiederanno aiuto sarà arrabbiata e scambiata per una critica.

Se hanno una convinzione negativa di non essere visti dagli altri, probabilmente faranno una richiesta d’aiuto, che confermi questa idea di sé negativa, in modo tale da non ricevere l’aiuto. Gli stili di attaccamento appresi nella relazione con i genitori e le relative di strategie di adattamento tendono ad essere stabili nella propria vita ma possono essere modificati attraverso relazioni con partner sicuri e rivisitati attraverso la psicoterapia.

Gli obiettivi di una psicoterapia di coppia possono essere di riequilibrare i sistemi motivazionali all’interno della relazione o la possibilità di riuscire a separarsi.

Sarà importante collegare le problematiche attuali alla propria storia e ai ricordi non elaborati che si riattivano nelle  reazioni, ad esempio, di rabbia o di sottomissione. Durante il colloquio di psicoterapia si comprende la prospettiva di ciascuno partner, verrà incrementata la capacità empatica, la capacità di mettersi nella mente dell’altro. Verranno individuate le situazioni che innescano la spirale delle interazioni negative disfunzionali. Si collegherà il presente con il passato, la convinzione negativa su di sé  e l’aspettativa negativa sul partner,  già vissuta nella relazione con i genitori. Quando anche i genitori, così come il partner, per esempio, non riconoscevano le proprie qualità oppure venivano criticati, rifiutati o umiliati. Il partner diventa un trigger perchè fa sentire come ci si è sentiti con i genitori.

Relazione cooperativa e paritetica

La coppia riuscirà a raggiungere gli obiettivi che si sarà prefissata, come, la crescita professionale, la cura dei figli, la gestione domestica se saprà funzionare come una squadra.

Si riuscirà a cooperare, anziché competere, solo si considera il partner come un alleato piuttosto che un  avversario. Ma se dalla  infanzia, si è imparato che l’altro giudicherà, farà sentire inferiore fin dal primo sbaglio, sarà difficile abbandonare la strategia della competizione, che  è stata utile per non sentire il dolore della svalutazione. Si cade così nello stesso errore che probabilmente hanno fatto anche i genitori , ovvero di pensare che si può stimolare un cambiamento nell’altro, attraverso la critica e la svalutazione. 

Un clima cooperativo aiuterà a superare il senso di impotenza e a sentirsi protagonisti del proprio percorso. Di fronte alle difficoltà si riuscirà: a mantenere la fiducia nel partner, a sentirsi entrambi responsabili del proprio ruolo all’interno della relazione di coppia, a migliorare la riflessione sulle  emozioni, a decentrarci dal proprio punto di vista e metterci nella mente del partner, a riconoscere le intenzioni di entrambi, a ricevere un senso di soddisfazione per gli sforzi compiuti, a vedere i punti di forza e le competenze di ciascuno partner.