Essere plusdotati o con alto potenziale QI non significa essere più intelligenti degli altri, bensì avere una intelligenza diversa per un diverso funzionamento del cervello (neuro diversità).
Essere plusdotati non equivale ad essere necessariamente i primi della classe.
I primi della classe sono coloro che hanno una intelligenza in termini di quantità maggiore agli altri e in termini di qualità, una intelligenza pari agli altri, grazie alla quale riescono a ben adattarsi all’ambiente in cui si trovano.
La persona con alto potenziale ha una intelligenza da un punto di vista quantitativo maggiore ma qualitativamente diversa dagli altri, che può anche essere un ostacolo all’adattamento all’ambiente in cui si trova. Avere un plus, qualcosa in più, può avere diverse implicazioni in termini non solo cognitivi ma anche emotivi e relazionali.
Le principali caratteristiche di una intelligenza ad alto potenziale sono:
– elaborazione arborescente delle informazioni
– ipereccitabilità dei cinque sensi,
– costante ingerenza delle emozioni in ciò che si pensa o si fa,
– empatia rispetto alle emozioni altrui.
Il pensiero della persona plusdotata viene descritto come un pensiero arborescente. Come i rami di un albero, da un’idea se ne sviluppa un’altra. Questo può portare a vedere connessioni che altri non vedono, a fare salti intuitivi brillanti, ma può anche essere paralizzante. Prendere una decisione quando quando si vedono simultaneamente tante altre direzioni ugualmente affascinanti può rendere molto difficile il processo di scelta.
Il cervello è in un continuo stato di iperattività. Il flusso cerebrale è frenetico e difficile da interrompere.
Si è molto attenti o totalmente assente. Il funzionamento è di tipo tutto o niente.
A volte si è iperconcentrati e si riesce a tenere sotto controllo tutte le interferenze.
Altre volte, il flusso di idee è talmente ampio che si perde la concentrazione e si salta da un ragionamento all’altro, senza riuscire a formulare l’idea che si aveva in mente o a trovare le parole giuste per spiegare ciò che si sente. Si fa molta fatica a dare parole ai pensieri.
Ci si estranea. Non si ascolta più per risparmiare un pò di energia cerebrale. Si reagisce tanto per dare una risposta, che apparirà fuori luogo e senza senso. Tutto questo può essere causa di malintesi, equivoci o essere visti come una provocazione o supponenza.
Il pensiero arborescente non va né normalizzato né appiattito ma incanalato per non essere soverchiante. Il rischio di iniziare tanti progetti e non portarli a termine è alto.
Molte persone plusdotate sono perfezioniste e questo impedisce la conclusione dei compiti. Vedono mentalmente il risultato perfetto di un compito ma poi il risultato reale sembra sempre inadeguato al confronto con quell’idea mentale. Questo porta a ricerche infinite, a riscrivere infinite versioni, a procrastinare le consegne o a non iniziare una esperienza perché è mai perfetta rispetto a come la si è immaginata.
Il tipico pensiero arborescente si caratterizza non solo per una iperattività cognitiva ma anche per una ipersensibilità da un punto di vista emotivo e sensoriale.
La permeabilità alle sensazioni che provengono dai 5 sensi è molto accentuata.
Si riescono a cogliere in una immagine dettagli che normalmente vengono trascurati. Si sentono e memorizzano più informazioni sonore che si presentano contemporaneamente. Grazie allo spiccato odorato e tramite il gusto e il tatto amplificato si è in grado di cogliere e arricchire il repertorio di informazioni a disposizione. Molte persone plusdotate sono creative.
L’ipersensibilità sensoriale porta a captare senza sosta, tutte le emozioni presenti nelle relazioni con gli altri. Tutto è vissuto in modo amplificato, esasperato, estremo. Non riuscendo a difendersi dalle emozioni, si teme che queste possano straripare e che le proprie reazioni possano essere imprevedibili.
Le risposte possono essere o molto controllate o sproporzionate rispetto alla causa scatenante. La persona, specie quando si tratta di un bambino, può reagire impulsivamente alla minima frustrazione, opponendosi alle regole e scoppiando in lacrime alla prima critica.
Dopo lo sfogo, l’atteggiamento più appropriato da parte dell’interlocutore coinvolto è di prendere una distanza. Saranno vani qualsiasi tentativi di ragionamento. Una volta calmate le “acque” emotive si potrà riflettere sull’accaduto.