Disturbo ossessivo – compulsivo DOC

I pensieri ossessivi e le compulsioni che ne conseguono possono essere di diversa entità e, quando si manifestano con intrusività, possiamo parlare di un Disturbo Ossessivo – Compulsivo. Chi ne soffre, ha un livello di sofferenza grave e angosciante.

La persona che manifesta questo disturbo ha delle ossessioni ovvero dei pensieri, immagini, impulsi, sensazioni che irrompono nella propria mente con un carattere intrusivo ovvero contro la propria volontà. Questo è un aspetto importante da ricordare, perché spesso queste persone vengono accusate di operare una volontà nel manifestare tali pensieri. La persona anzi ne prova fastidio, vorrebbe non averli e quando non ha il pensiero ossessivo, ne riconosce la irrazionalità e l’infondatezza.

Nelle situazioni meno gravi, i pensieri ossessivi non sono presenti in ogni aspetto della nostra vita, possono essere presenti ad es. nella vita affettiva ma non nel campo lavorativo o viceversa.

Le ossessioni sono legate all’angoscia che possa verificarsi un pericolo, una minaccia. Spesso il pericolo principale e’ la paura della morte, non solo di se stessi, ma più frequentemente, delle persone a cui tiene.

Per evitare questa paura, la persona mette in atto delle compulsioni o rituali, ovvero azioni, attività spesso motorie, come il pulire, l’ordinare, altre volte mentali, come una preghiera, una formula, con l’obiettivo di neutralizzare, di allontanare il pericolo e l’angoscia che il pensiero ossessivo ha innescato. Nel tempo, le compulsioni finiscono per rafforzare i pensieri ossessivi. La persona diventa più depressa e ostile e quindi più propenso a rimuginare sulle situazioni temute, alimentando circolo vizioso.

Il pericolo alla base delle ossessioni e’ che la persona potrebbe morire e ancora di più, che una sua disattenzione, una sua sottovalutazione, un suo errore potrebbe far morire i propri cari. La persona sente un forte senso di responsabilità verso se stessa e verso gli altri. Questo ipotetico sbaglio comporterebbe un terribile giudizio negativo su di sé. Diventerebbe una persona indegna, superficiale, menefreghista che non si e’ preoccupata di qualcosa che ha causato un danno irreparabile ai suoi familiari. Uno stigma impossibile da accettare, una colpa da espiare. 

Il rituale compulsivo “serve” quindi ad evitare una punizione o cercare una  espiazione o protezione  dal contatto, per  una colpa o eventuale errore commesso o un pericolo,  sottostante al  pensiero ossessivo. 

La persona che soffre di pensieri ossessivi e compulsioni ricerca in maniera maniacale una certezza assoluta, che un determinato pericolo non si verifechera’, certezza che non potrà mai trovare perché nelle esperienze della vita non abbiamo certezze.

La persona pensa di essere pericolosa, di essere in pericolo, di non valere nulla, di non avere nessun controllo della situazione

Alcuni esempi di pensieri ossessivi con le conseguenti compulsioni.

Ossessioni da contaminazione, (paura delle malattie, ad es. il recente Covid ) per cercare di mandare via questo pensiero, la persona deve fare qualcosa come, pulire tutto quello che potrebbe essere contaminato. Ha paura di poter contaminare i propri familiari ed essere fonte di contagio. 

Ossessioni da controllo, la persona ha bisogno di ricontrollare di aver chiuso il gas, l’automobile, la porta di casa, riordinare, rassettare e pulire la casa, ecc. Anche quando l’azione e’ stata appena conclusa, la persona ha bisogno di compierla nuovamente. Avrà una serie di dubbi che la porteranno a intraprendere nuovamente l’azione. 

Ossessioni da superstizione, la persona legge un necrologio, vede un carro funebre e deve fare qualche azione per scongiurare il pericolo.

Ossessioni da ordine e simmetria, ad es., la persona non può andare a dormire se prima non ha ripiegato tutti gli abiti in un particolare modo, rimesso in ordine tutti gli oggetti sulla scrivania secondo un certo ordine, se non ha compiuto le pratiche igieniche secondo un ordine preciso e programmato ecc.

Ossessioni da accumulo, la persona ha bisogno di conservare tutti gli scontrini, i giornali, i foglietti pubblicitari, le fotografie ecc, senza poter gettare nulla. 

Ossessioni da omosessualità, la persona impegnata in una relazione eterosessuale può  improvvisamente avere il dubbio di essere omosessuale e trasformare questa ipotesi in un pensiero ossessivo. Non ha alcun atteggiamento omofobico o stigmatizzante verso l’omosessualità ma ne e’ angosciato. 

Ossessioni generate dalle notizie sentite sui media come commettere un infanticidio, violentare una ragazza, ecc., generalmente a seguito di notizie sentite dai media. La notizia fa insorgere nella persona la domanda: Chi mi garantisce che non possa capitare anche a me?

Ossessioni della pedofilia, la persona non e’ affatto pedofilo ma ha il dubbio che possa diventarlo.

Ossessioni di potersi uccidere, la persona si domanda: Chi mi assicura che io non possa uccidermi, che non possa perdere il controllo e buttarmi dalla finestra?

La persona con il disturbo ossessivo- compulsivo e’ come se avesse una grande lente di ingrandimento e passasse continuamente al setaccio i propri pensieri, emozioni, sensazioni a caccia del colpevole, a caccia del pensiero che non ci dovrebbe essere, dell’impulso sbagliato.

La persona ha un pensiero molto rigido, si sente definita dal pensiero che ha fatto e pensa che la paura che ha pensato, possa realizzarsi. Si sentirà una persona o totalmente buona o totalmente cattiva.  Ha alti standard morali e riceve una sensazione di autocontrollo dalle compulsioni che mette in atto. 

Tutti quanti noi abbiamo un filtro cognitivo che ci permette di allontanare i pensieri che giudichiamo irrazionali, improbabili, catastrofici. Nella persona con disturbo ossessivo – compulsivo questo pensiero rimane nella mente, viene preso molto sul serio, non viene allontanato dalla testa, crea disagio e tenta di annullare l’eventualità che si verifichi il pericolo, attraverso la compulsione.

La persona con un pensiero ossessivo- compulsivo non tollera le incertezze della vita. Si potrebbe rassicurare solo se avesse certezze assolute ma poiché nella nostra vita non abbiamo certezze, e’ continuamente alla ricerca di qualcosa che mai potrà avere.

Il perfezionismo a cui la persona aspira, il bisogno di certezze e la ricerca di soluzioni assolutamente corrette ai problemi di importanza vitale fanno sentire la persona ancora più impotente. 

La convinzione che esistano certezze assolute e il bisogno di raggiungerle porta la persona al continuo dubbio, alla procrastinazione, all’eccessiva attenzione ai dettagli e all’incertezza nel prendere le decisioni.

La persona pensa che potrà raggiungere la certezza e la perfezione solo se sarà in grado di anticipare e controllare tutti i pericoli, senza alcun errore o distrazione.

Nel tempo costruisce le seguenti credenze irrazionali:

L’idea che bisogna essere assolutamente capaci, adeguati e di successo nella vita per potersi considerare validi.

L’idea che se vi è qualcosa di pericoloso, spaventoso o potenzialmente tale, bisogna preoccuparsi continuamente affinché non si verifichi.

L’idea che vi è sempre  una soluzione giusta, precisa e perfetta ai problemi umani, e non trovarla è una catastrofe.

 

IL TRATTAMENTO

Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo mentale grave. 

Il trattamento deve essere combinato, psicofarmacologico e psicoterapeutico.

Da un punto di vista biologico, è stata individuata una disregolazione di alcuni sistemi neurotrasmettitoriali quali serotonina in primis e anche della dopamina. I farmaci che inibiscono il riassorbimento della serotonina sono infatti efficaci per il trattamento. E’ necessario agire sul sistema serotoninergico e a volte anche su quello dopaminergico. Il trattamento farmacologico (SSRI) deve essere protratto per molto tempo (10/12 settimane) prima di avere un risultato positivo e continuato per almeno 2 anni. Nelle situazioni resistenti, anche molto frequenti, sono necessari bassi dosaggi di antipsicotici.   Questo disturbo tende quasi sempre a cronicizzare e a ripresentarsi nel corso della vita.

Gli obiettivi che si potrebbero raggiungere attraverso la psicoterapia sono: 

  • Una psicoeducazione sul funzionamento dei pensieri ossessivi e le conseguenti compulsioni, alla persona e al caregiver. E’ bene coinvolgere il caregiver.
  • Il caregiver può comprendere che i pensieri si manifestano al di là della volontà del familiare. Spesso infatti lo accusa di scarsa forza di volontà. Il caregiver non deve  aiutare a compiere i rituali, colludendo con il disturbo ma anche non ingaggiare dispute iper razionali sulla illogicità dei pensieri e delle compulsioni. Il caregiver dovrà incoraggiare una esposizione graduale a ciò che e‘ temuto. 
  • Aumentare la tolleranza all’incertezza e al rischio degli eventi temuti.
  • Ridurre il senso di responsabilità, colpa, vergogna, giudizio negativo e indegnità se dovesse sbagliare. Distinguere tra avere una influenza sugli eventi e il sentirsi colpevole.
  • Valutare cosa la persona teme se non mettesse in atto la compulsione, le conseguenze a medio e lungo termine, la rappresentazione catastrofica, le conseguenze potenziali, cosa accadrebbe dopo la morte.
  • Ridurre l’importanza data ai pensieri. Sognare di fare male a qualcuno non significa essere cattivi, non identificarsi con i pensieri negativi. 
  • Ridurre gli evitamenti delle situazioni temute, o pensieri temuti, posticipare o ridurre le compulsioni.
  • Contenere il pensiero che esistano certezze assolute e soluzioni totalmente giuste perchè questo impedisce loro di considerare opzioni intermedie.
  • Riconoscere che una guarigione completa probabilmente non è possibile, anche per non colludere con il bisogno di perfezione e certezza che caratterizza la persona.Nella storia familiare di queste persone si trova spesso uno genitore rigido che non ha mai espresso affetto o altre emozioni nei suoi confronti; che non ha mai giocato e non si è mai divertito con il figlio. Un adulto da cui si è sentito criticato.  Un genitore che ha manifestato il proprio affetto principalmente attraverso l’insegnamento di doveri morali e dove la rinuncia e la sofferenza erano visti come regole da seguire.

     

Consiglio la lettura di S. Fricke e I. Hand Avrò chiuso la porta di casa? Affrontare le proprie ossessioni 2007 Erickson












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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

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