La coppia omosessuale

La coppia omosessuale presenta aspetti comuni e differenti rispetto alla coppia eterosessuale. 

Partner omosessuali così come eterosessuali possono andare incontro a difficoltà nella comunicazione, nella gestione delle finanze, nella sessualità, nelle incombenze domestiche, nelle relazioni con le famiglie d’origine. 

Le ricerche riportano che una differenza fra coppie omosessuali ed eterosessuali sta nell’espressione e nella negoziazione dei ruoli di genere. I ruoli di genere fanno riferimento a quelle caratteristiche comportamentali, emozionali, psicologiche, attitudinali, che il contesto socio-culturale attribuisce al genere femminile e maschile. 

La coppia eterosessuale più facilmente si identifica con i ruoli di genere previsti dal contesto sociale e culturale e là dove questi ruoli sono rigidi, possono diventare fonte di conflitto. La coppia eterosessuale più facilmente trasferisce il proprio risentimento e quindi il proprio potere sui ruoli di genere, che sono socialmente percepiti non di pari dignità.

Nelle coppie omosessuali questa suddivisione è meno marcata. I partner omosessuali, avendo interiorizzato dalla società lo stesso condizionamento sui ruoli di genere ed avendo, probabilmente, avuto stesse difficoltà, possono essere in grado di negoziare i ruoli con maggiore flessibilità.

L’intercambiabilità dei ruoli di genere, tra ciò che è socialmente appannaggio dell’uomo e ciò che è culturalmente appannaggio della donna, è maggiore nelle coppie omosessuali. Questa adattabilità rappresenta un vantaggio perché la coppia omosessuale può poggiare su un rapporto più paritario, ma può essere anche un limite, in quanto comporta una minore sicurezza su “chi fa che cosa”. 

Un’altra differenza sta nella minore disponibilità di modelli di comportamento. Le coppie eterosessuali possono far riferimento, con i relativi vantaggi ma anche svantaggi, su molti più modelli di coppia, provenienti dal contesto familiare fino a quello dei mass media. Le coppie omosessuali hanno una minore visibilità; questo può dare una maggiore libertà di espressione da una parte, ma anche un minor accesso di esempi di dinamiche di coppia a cui ispirarsi.

Un’altra differenza, probabilmente la maggiore, sta nella modalità con cui viene espressa la sessualità e la fedeltà. Le ricerche sostengono che le coppie gay, paragonate alle coppie eterosessuali, vanno incontro meno ad una diminuzione del desiderio sessuale, a differenza anche delle coppie lesbiche, dove la diminuzione del desiderio sessuale è maggiore. Rispetto alla monogamia, nel passato le coppie gay non davano importanza alla esclusività, mentre dati più recenti, affermano che tengono alla monogamia, anche se in percentuale sempre minore rispetto alle coppie eterosessuali e lesbiche. 

La relazione di coppia omosessuale deve fare necessariamente i conti con il peso dell’omofobia che ciascun partner ha interiorizzato attraverso i pregiudizi e gli stereotipi sull’omosessualità, appresi in famiglia e nella società (omofobia interiorizzata).

L’insieme di rabbia, paura, vergogna, per il proprio orientamento sessuale e per lo stigma con cui ciascun partner spesso si imbatte nella quotidianità può:

– generare litigi al fine di sfogare sul partner la propria sofferenza;  

– influire sulla sessualità, sia rispetto al desiderio sessuale che rispetto alla performance, se prevalgono sensi di colpa o inibizione;

– causare tristezza, isolamento dal partner se ci si sente sbagliati o incerti rispetto alla relazione di coppia;

– aumentare il rischio di consumo e abuso di sostanze per favorire la socializzazione e una disinibizione sessuale.

 

COPPIE GAY

 

Le coppie gay generalmente sono formate da due uomini indipendenti, separati, autonomi e possono creare una relazione più sulla distanza che sulla vicinanza.

A causa dell’omofobia interiorizzata, i partner possono gestire l’ansia da attaccamento e la paura dell’abbandono evitando di avvicinarsi troppo emotivamente. I partner possono discutere su aspetti legati alla competizione, all’indipendenza, al potere. 

La sessualità riveste una grande importanza. Per ragioni storiche e culturali, le persone gay distinguono più facilmente il sesso dall’amore e sono portati ad accettare positivamente rapporti extraconiugali del partner. La tendenza alla non monogamia porta le persone gay a confrontarsi con il senso di colpa e l’idea di essere sbagliati, proveniente dalla società che biasima tale condotta.

La coppia deve negoziare ed elaborare un tipo di relazione che soddisfi in maniera equa i desideri e le esigenze di entrambi, senza condizionamenti culturali. Negli anni, la diffusione di malattie trasmissibili, prima tra cui l’HIV, ha notevolmente ridotto la frequenza di rapporti occasionali con sconosciuti, a favore di comportamenti più protettivi e scelte più responsabili.

 

COPPIE LESBICHE

 

Le donne di una coppia lesbica sono più facilmente inclini ad esprimere le proprie emozioni e a comprendere quelle della partner. La capacità di ascolto, di prendersi cura, di ricercare una vicinanza fisica e sessuale costituiscono aspetti di grande forza.

La relazione può essere caratterizzata da una parità di potere e di reciprocità che può sfociare in una tendenza eccessiva alla fusionalità di coppia

La fusionalità inizialmente è un rifugio sicuro e una protezione rispetto alla società vissuta come ostile e giudicante rispetto al proprio orientamento sessuale. Il legame è esclusivo, stabile, profondo. Nel tempo però questa fusionalità che fa delle partner “due corpi in uno”, può impedire l’esprimersi della personalità individuale. L’esigenza di avere propri spazi di autonomia può essere vissuta con ansia, come se ci fosse un imminente pericolo di perdere la partner. 

Inizialmente la sessualità rinforza la fusionalità, con il tempo, invece, può incidere negativamente sul desiderio sessuale, fino ad arrivare alla condizione denominata “morte del letto”.  Le donne lesbiche, a volte, possono manifestare delle fantasie di penetrazione da parte di un pene, ma queste non sono espressione di una incertezza nel proprio orientamento sessuale. 

L’aspettativa di essere sempre compresa in quanto simili, può portare ad una idealizzazione della partner. Nel tempo, il desiderio di rispecchiamento può rimane insoddisfatto.

 

STEREOTIPI DI GENERE E RUOLI CULTURALI NELL’OMOSESSUALITA’ DI COPPIA

 

Uno degli stereotipi più comuni sulle coppie omosessuali, ritiene che i maschi gay cerchino nel partner solo un soddisfacimento sessuale, con la conseguente breve durata della relazione. Le donne lesbiche sarebbero più inclini ad una relazione di coppia più duratura per la maggiore importanza al supporto emotivo.

Recenti ricerche, invece, riportano non significative differenze in termini di stabilità, tra coppie gay e coppie eterosessuali. 

Un altro pregiudizio di genere indotto dalla nostra società patriarcale, che interessa sia le coppie eterosessuali che quelle omosessuali, riguarda lo stereotipo per cui i maschi sono superiori ed hanno un maggior valore rispetto alle femmine. Gli uomini possono arrivare a interiorizzare ed esprimere un modello di mascolinità detto mascolinità tossica quando ritengono che, necessariamente, per sentirsi maschi devono mostrarsi aggressivi, forti, determinati, dominanti, scarsamente emotivi.  

Nella coppia di uomini gay, la mascolinità tossica può trovare espressione nel ruolo sessuale attivo piuttosto che passivo assunto durante i rapporti di sesso anale. In questi casi, è il ruolo sessuale che definisce in maniera discriminante l’identità personale. La persona “attiva” si definisce come quella maschile della coppia, con tutto il corollario di caratteristiche (forza, dominanza, aggressività, ecc) mentre la posizione passiva durante l’atto sessuale, definisce in maniera sempre discriminante, la persona “passiva” che si identifica con la parte femminile e quindi sottomessa, debole, insicura, emotivamente altalenante. 

Le due categorie sessuali influenzano l’aspetto fisico o viceversa sono le caratteristiche fisiche (peso, statura, tono muscolare, cura estetica) che possono influenzare l’assunzione di una delle due connotazioni (posizione top/partner attivo, posizione bottom/partner passivo).

I partner gay, che aderiscono ad una divisione rigida dei ruoli sessuali, possono replicare modelli culturali nocivi che istigano alla sottomissione, alla svalutazione e alla violenza.

L’omofobia interiorizzata può spingere l’uomo gay ad anestetizzare il senso di colpa per la propria sessualità, attraverso una ricerca ossessiva di un corpo perfetto. Il corpo può diventare occasione di “rinascita”, luogo di una continua battaglia, fino all’esilio da sè stessi, per fuggire dalla sofferenza per la propria omofobia interiorizzata. 

Anche le donne lesbiche possono adottare un modello di mascolinità tossica e in maniera rigida, distinguersi in donne lesbiche femminili e donne lesbiche maschili; per queste ultime, una possibilità di assomigliare ad un ideale di maschio forte, con maggior valore sociale. 

 

PSICOTERAPIA

 

La coppia omosessuale può chiedere un aiuto psicoterapeutico per vivere serenamente la propria normalità.

Le persone gay e lesbiche potranno superare le difficoltà nel trovare un proprio equilibrio tra dipendenza e indipendenza e potranno esprimere a parole, la propria sofferenza per l’omofobia interiorizzata, senza sfuggire da essa, attraverso relazioni problematiche di coppia, impulsività, instabilità dell’umore, solitudine, sensi di colpa, somatizzazioni ecc. 













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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

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Sulla crescita dei figli in famiglie con genitori dello stesso sesso. Lettera da parte di alcuni Ordini degli Psicologi

 

Di seguito troverete una riflessione sulla crescita dei figli in famiglie con genitori dello stesso sesso scritta da alcuni Ordini degli Psicologi.

Lettera congiunta alla Ministra Onorevole Roccella

Risposta di 7 Ordini Professionali

In risposta alle recenti dichiarazioni di Eugenia Roccella, Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, condividiamo di seguito il testo integrale della lettera indirizzata alla Ministra a firma congiunta dei presidenti degli Ordini degli Psicologi delle Regioni Lazio, Campania, Sicilia, Marche, Abruzzo, Veneto ed Emilia Romagna.


On. Ministra Roccella,

ci rivolgiamo a Lei nella convinzione di poter contribuire ad una corretta informazione sulla crescita dei figli in famiglie con genitori dello stesso sesso.

La letteratura scientifica, ormai consolidata, evidenzia che non vi sono differenze sostanziali fra le famiglie con genitori eterosessuali e quelle con genitori omosessuali rispetto alla crescita dei figli. 

Gli studi longitudinali rilevano che i figli di coppie omosessuali sviluppano percorsi di vita analoghi a quelli delle coppie eterosessuali.

È invece accertato l’effetto nocivo dell’esposizione al pregiudizio, non tanto e non solo sull’omosessualità in sé, quanto sulla capacità delle coppie omossessuali di esprimere adeguate capacità genitoriali.

Laddove i figli di coppie omosessuali sono stigmatizzati, dove è presente un pregiudizio sulle capacità genitoriali, dove vi è l’idea diffusa che questo tipo di configurazione familiare abbia carattere problematico o patologico, i figli soffrono per lo stigma e possono riceverne un danno.

In questa direzione si sono espresse le più autorevoli istituzioni di psicologi a livello mondiale, quali l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP), l’American Psychoanalytic Association (APsaA), l’American Psychological Association (APA).

A livello italiano, l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), la prestigiosa associazione che riunisce i docenti universitari di psicologia, nel 2011 ha ricordato che “Ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso”.

Gli psicologi concordano quindi nel ritenere che le famiglie con genitori dello stesso sesso siano in grado di essere genitori in modo efficace, che i figli di queste coppie abbiano le stesse linee di sviluppo dei figli di coppie eterosessuali, e che, semmai, il fattore determinante nel benessere individuale e nella salute psicologica sia la capacità della società di non esporre le famiglie alla stigmatizzazione, al pregiudizio e alla discriminazione.

Come professionisti della salute mentale e del benessere psicologico concordiamo nel riconoscere la famiglia funzionale come quella che sa offrire cura, sicurezza, protezione, sostegno, apertura alle diverse dimensioni dell’esistenza umana.

Esistono, nel 2023, tanti modi diversi di essere famiglia: quella tradizionale, biologica, quella adottiva, quella ricostituita, quella monogenitoriale e anche quella omogenitoriale. Queste realtà esistono già in Italia e nel mondo da decenni e richiedono una prospettiva ampia e scientifica e meritano, tutte, la stessa attenzione, la stessa cura e le stesse tutele da parte di noi professionisti e da parte dello Stato, essendo manifestazione della pluralità dell’esistenza umana e dei suoi aspetti socioculturali.

Nella speranza che lei possa rivalutare la sua posizione sulla base di ciò che la ricerca scientifica e l’esperienza clinica affermano ormai da anni, restiamo a disposizione per un dialogo su tali tematiche.

Dr. Federico Conte Presidente dell’Ordine Psicologi Lazio
Dr. Armando Cozzuto Presidente dell’Ordine Psicologi Campania
Dr.ssa Gaetana D’Agostino Presidente dell’Ordine Psicologi Regione Sicilia
Dr.ssa Katia Marilungo Presidente dell’Ordine Psicologi Marche
Dr. Enrico Perilli Presidente dell’Ordine Psicologi Abruzzo
Dr. Luca Pezzullo Presidente dell’Ordine Psicologi Veneto
Dr. Gabriele Raimondi Presidente dell’Ordine Psicologi Emilia-Romagna