La dipendenza dalle nuove tecnologie

Spesso, oggi, quando nasce un bambino, prima di vedere un volto umano, vede un mezzo tecnologico, ovvero un telefonino che lo riprende e il filmato del parto potrà essere condiviso in rete. Quando le nostre emozioni sono molto intense, registrare ciò che stiamo vivendo, mette un filtro, uno schermo tra noi e ciò che le scatena, per attenuarne l’impatto. Nel tempo, continueremo a condividere le nostre foto e quelle dei nostri figli, senza pensare ai rischi dell’uso che malintenzionati possono fare di queste immagini in rete (vedi sharenting, social network).

L’esposizione ai device è molto precoce. Anche durante l’allattamento, poiché magari è il primo momento di tranquillità, rispondiamo ai messaggi, distraendoci dal guardare nostro figlio, riducendo così quella sintonizzazione affettiva che è il precursore dellempatia e della capacità di regolare le nostre emozioni, positive e negative, come la paura, la rabbia la tristezza.

Dai primi mesi di vita di nostro figlio, gli forniamo un device come un ciuccio digitale, che nei momenti di frustrazione sederà il suo pianto. Nostro figlio imparerà che per calmarsi ha bisogno di un oggetto esterno, un telefonino.  Non sarà quindi la relazione con noi, il nostro contatto fisico e l’incontro dei nostri sguardi, a sedare il suo stato emotivo. Questa precoce associazione tra i suoi stati emotivi negativi e il device potrà creare nel tempo, sostenuta come vedremo dopo anche da specifiche condizioni fisiologiche, una condizione di dipendenza. Nostro figlio non imparerà a tollerare la frustrazione dell’attesa, la noia, l’ansia, ad osservare l’ambiente attorno a lui. Spesso non siamo consapevoli di tutto questo e siamo compiaciuti per le abilità precoci che mostra con la tecnologia.

Viviamo in un mondo che è stato stravolto dall’avvento della tecnologia. È importante non demonizzarla perché tutti noi la utilizziamo ma è molto importante conoscerne i rischi. I nostri figli sono nativi digitali, hanno un accesso immediato e diretto con la tecnologia ma non hanno le competenze cognitive ed emotive per gestirla. È importante che noi genitori, immigrati digitali, aiutiamo loro a proteggersi dai rischi della rete, sforzandoci, anche se non abbiamo le competenze, di stargli accanto e di comprendere il loro linguaggio digitale. In questo post troverete alcune attività che si possono compiere in rete.

Accanto alle tradizionali dipendenze, da sostanza o da alcol, sono sorte nuove dipendenze, più o meno recenti,  quali, quelle dal gioco d’azzardo, da shopping, dal lavoro, dalle tecnologie, relazionali, alimentari, da esercizio fisico. L’idea è che ci sia ununica sindrome di dipendenza, che può avere espressioni molto diverse ma tutte hanno la stessa funzione, quella di anestetizzare la sofferenza psicologica.

Tutte le dipendenze presentano caratteristiche comuni, quali:

  • la compulsività, che non ci permette di resistere a non connetterci;
  • il piacere o sollievo durante la connessione e la conseguente sensazione di perdita di controllo;
  • la persistenza del comportamento nonostante le conseguenze negative;
  • la tolleranza per cui la “dose”, ovvero la quantità di ore di connessione, non ci basta più e dobbiamo aumentarla per ottenere lo stesso effetto calmante o eccitante;
  • i sintomi di astinenza, per cui saremo aggressivi verbalmente e/o fisicamente se non ci connettiamo;
  • le ricadute, che non ci permettono di smettere pur volendo ridurre la connessione (vedi disturbo da gioco su internet, videogiochi e dipendenza, sindrome da vibrazione fantasma, nomofobia, Internet Addiction Disorder (IAD)).

La dipendenza dagli oggetti tecnologici si instaura fondamentalmente per tre motivi:

1. risponde e soddisfa il bisogno primario che abbiamo di connetterci agli altri;

2. calma i nostri stati emotivi negativi;

3. risponde ad una motivazione organica.

1. Tra i nostri bisogni fondamentali, quello dell’appartenenza sociale, riveste una grande importanza. Il sentirci collegati agli altri è necessario per il nostro benessere. Quindi, se nostro figlio manifesta una dipendenza dalla tecnologia, possiamo ridurre il numero di device a sua disposizione ma non possiamo isolarlo totalmente dal gruppo dei pari.

2. La dipendenza si instaura anche perché abbiamo imparato fin da piccoli che un determinato comportamento ripetuto (sostanza, cibo, shopping, tecnologia, ecc) ha la capacità di ridurre le nostre emozioni negative (come ansia, umiliazioni, convinzioni negative su di noi: “non valgo”, “non sono accettato”, ecc) e contemporaneamente intensifica ed esalta stati positivi, ovvero convinzioni positive su di noi e sul mondo (“sono forte”, “valgo”,”sono invincibile”).

La dipendenza dalla tecnologia, come per le altre dipendenze, è funzionale ad allontanare il dolore dell’attaccamento ovvero le emozioni e le convinzioni di noi stessi negative che abbiamo vissuto in famiglia o sintomi post-traumatici che stiamo vivendo per eventi traumatici, ferite psicologiche relazionali, provocate da eventi esterni alla famiglia.

Se nostro figlio non si sente accettato dal gruppo dei pari potrà pensare di superare le convinzioni negativa su di sé, “sono sbagliato”, “sono inferiore”, “sono in pericolo”, utilizzando la rabbia, con comportamenti di prepotenza e violenza, che lo faranno sentire superiore (vedi cyberbullismo, body shaming, zoombombing, revenge porn, sextortion) oppure ricercando una popolarità che gli permetterà di sentirsi importante, utilizzando il proprio corpo a fini sessuali (vedi sexting, gromming on-line). Se il nostro adolescente vive nelle relazioni affettive un senso di impotenza potrà provare ad allontanarsi da questa sensazione, controllando il suo corpo, sottoponendosi, ad esempio, a diete ferree (vedi fenomeno pro ana).

La dipendenza dalla tecnologia ci permette di dissociarci, di distaccarci dal non sentire ciò che c’è attorno a noi, da ciò che succede in famiglia e dal dolore che proviamo dentro di noi (vedi comportamenti di autolesionismo, videogiochi).

Sarà fondamentale comprendere le funzioni positive della dipendenza, perché da una parte, la tecnologia permette di non pensare e quindi dovremo capire quali pensieri o stati d’animo nostro figlio o noi, vogliamo evitare e dall’altra, grazie alla tecnologia, otteniamo sensazioni e cognizioni positive su di noi, come, il sentire di appartenere ad un gruppo, il sentirsi importante, il sentire di avere il controllo sulle nostre emozioni, ecc.

3. Per comprendere la dipendenza dobbiamo fare riferimento all’azione cerebrale che la sostiene e al funzionamento del cervello dell’adolescenza, età più tipica in cui si instaura la dipendenza.

È fondamentale sapere che i nostri adolescenti hanno un livello di dopamina più basso rispetto ad altri periodi di vita. La dopamina è un neuro trasmettitore prodotto dal cervello. Un suo valore basale basso, come accade in adolescenza, produce una sensazione di noia mentre i comportamenti che producono sensazioni forti, eccitazione, sfide, ci espongono ad un grande piacere, perchè rilasciano immediatamente una grande quantità di dopamina.

La tecnologia, le attività estreme, così come tutte le sostanze che creano dipendenza (zuccheri, cocaina, anfetamina, morfina, eroina, alcol, nicotina) immettono una grande quantità di dopamina nelle aree cerebrali deputate alle sensazioni di gratificazione e piacere, rinforzandone la ricerca.

Le attività che rilasciano e incrementano dopamina a livello cerebrale vengono ricercate sempre di più. Quindi i nostri adolescenti sono spesso consapevoli dei pericoli, possono conoscerli ma decidere ugualmente di compiere un’azione, perché la gratificazione che ne deriva, per l’aumento della dopamina di cui sono carenti, è superiore alla consapevolezza dei rischi (vedi selfie estremi e challenge).

Altri aspetti da conoscere sul funzionamento del cervello in età adolescenziale sono che:

  • l’area cerebrale più sviluppata, più matura a questa età è quella legata all’ area limbica, dove hanno origine le emozioni e il bisogno alla gratificazione e alla ricompensa immediata. Questa area cerebrale fisiologicamente iperattivata in questa età, condiziona tre aspetti tipici nell’adolescente, ovvero la ricerca della novità, la sperimentazione del rischio e della trasgressione e l’interazione tra i pari. Tre caratteristiche degli adolescenti che spesso, però, fanno andare fuori controllo noi genitori.
  • l’area della corteccia cerebrale prefrontale che dovrebbe frenare l’iperattività dell’area limbica-emotiva è invece immatura in questa età, infatti arriva a maturazione solo attorno ai 20 anni. Quando questa area è matura ci permette di avere un pensiero critico, di valutare e prevedere i rischi dei nostri comportamenti, di pianificare obiettivi raggiungibili e realistici, di valutare le decisioni e regolare i nostri impulsi e le nostre emozioni.

Quindi, a causa dell’immaturità dell’area prefrontale cerebrale e della carenza di dopamina, nostro figlio adolescente è fisiologicamente più portato a dare priorità agli aspetti emotivi e meno a quelli cognitivi, razionali ed è per questo che dovremmo essere noi genitori a fornirgli quel “lobo” di corteccia prefrontale di cui è biologicamente carente per aiutarlo a riflettere, a pensare, a programmare i comportamenti, a valutare i pro e i contro e individuare le strategie migliori per realizzare l’obiettivo prefissato e guidarlo verso attività, alternative alla tecnologia, che creano la scarica di dopamina di cui ha bisogno, come lo sport, esperienze di volontariato, attività di wellness, attività espressive.

Conoscere questi aspetti della fisiologia cerebrale dell’adolescente è importante per:

  • ridurre le continue critiche a cui sottoponiamo nostro figlio per la sua incapacità a programmare le sue attività e per i suoi insuccessi scolastici. Le nostre critiche hanno solo la conseguenza di chiudere il dialogo tra noi e nostro figlio e di umiliarlo con la conseguente idea di sé di valere poco, di sentirsi non essere accettato, che tenderà a superare, disprezzandoci o disprezzandosi.
  • pensare che ormai è grande e che può darsi dei limiti in maniera autonoma. Abbiamo visto, invece, che l’attrazione verso le attività pericolose, sempre più connesse alla tecnologia è fisiologica. Dovremo, quindi, non stancarci a cercare un dialogo, affinché ci possa chiedere aiuto, per comprendere la funzione positiva della dipendenza rispetto alle sue emozioni e ai suoi pensieri, essere curiosi sulle attività che svolge in rete per capire perchè sono importanti per lui, costruire dove possibile una rete con le famiglie degli amici.
  • concordare delle ore della giornata nelle quali astenersi dall’utilizzo della tecnologia, sostituendole con attività ludiche, di wellness, espressive, da svolgere insieme.  L’utilizzo eccessivo della tecnologia, soprattutto quando i collegamenti sono notturni con la conseguente perdita del sonno e inversione del ciclo sonno-veglia, possono provocare, in presenza di una predisposizione genetica, una sintomatologia simile a convulsioni, disturbi dell’apprendimento, ADHD, allucinazioni, secondari alla dipendenza.

L’unica arma che abbiamo a disposizione è il ripristinare una vicinanza emotiva e fisica. E’ una sfida costante che non possiamo perdere. Se riusciremo a chiedere un aiuto psicologico, potremo capire cosa accade nella relazione con nostro figlio: cosa ci diciamo di negativo su di noi nei confronti dei suoi comportamenti che ci fa perdere il controllo, come sintonizzarci sulla sua mente, come dare un significato alla dipendenza, ai suoi silenzi o alla sua rabbia e come esprimere a parole, le sue emozioni e le convinzioni negative che ha su di sè.

Pensare che basti controllare il suo telefono può essere un errore, perchè, come sappiamo, è possibile cancellare la cronologia dei siti visitati, assumere falsi profili, avere più account, differenti SIM, così come, spesso, è falsa l’idea che nostro figlio ha di smettere quando vuole.

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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

Approfondimenti

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Sharenting

 

Con questo termine si intende la condivisione, da parte dei genitori, di molte – troppe – informazioni e foto dei propri figli sui vari social sottoponendoli ad una sovraesposizione non voluta. Proprio per la portata significativa che inizia ad avere il fenomeno, sono stati introdotti provvedimenti legali e in alcuni stati i figli, una volta raggiunta la maggiore età, possono denunciare i genitori per il materiale diffuso in Rete.

Le foto messe in Rete circolano e diventano disponibili praticamente per chiunque e possono trasformarsi facilmente in materiale pedopornografico. Non solo, questa diffusione costante da parte dei genitori, può causare anche danni a livello psicologico nel minore che viene sovraesposto fin dalla nascita.

Una ricerca svolta dalla Child Rescue Coalition, la cui missione è proteggere i bambini dallo sfruttamento sessuale, mostra che all’età di 2 anni, il 90% dei bambini ha già una presenza sui social media e che prima dei 5 anni vengano postate più di 1500 foto che li rappresentano. Diviene fondamentale proteggere la privacy del proprio figlio assicurandosi che la sua immagine non cada nelle mani di malintenzionati.

(MINORI ONLINE – Una guida per orientarsi. A cura di Pepita Onlus

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Disturbo da gioco su internet

 

Uso persistente e ricorrente di Internet per partecipare a giochi, spesso con altri giocatori, che porta a compromissione o disagio clinicamente significativi come indicato dalla presenza di cinque (o più) dei seguenti criteri per un periodo di 12 mesi:

1. Preoccupazione riguardo ai giochi su Internet. (L’individuo pensa alle precedenti attività di gioco o anticipa la partecipazione alle successive sessioni di gioco; il gioco su Internet diventa l’attività principale della vita quotidiana).

2. Sintomi di astinenza quando viene impedito il gioco su Internet. (Questi sintomi sono tipicamente descritti come irritabilità, ansia o tristezza, mentre non vi sono segni fisici di astinenza farmacologica.)

3. Tolleranza – Bisogno di trascorrere crescenti quantità di tempo impegnati in giochi su Internet.

4. Tentativi infruttuosi di limitare la partecipazione ai giochi su Internet.

5. Perdita di interesse verso i precedenti hobby e divertimenti come risultato dei, e con l’eccezione dei, giochi su Internet.

6. Uso continuativo ed eccessivo dei giochi su Internet nonostante la consapevolezza di problemi psicosociali.

7. Avere ingannato i membri della famiglia, i terapeuti o altri riguardo la quantità di tempo passata giocando su Internet.

8. Uso dei giochi su Internet per eludere o mitigare stati d’animo negativi (per es., sensazioni di disperazione, senso di colpa, ansia).

9. Aver messo a repentaglio o perso una relazione, un lavoro o un’opportunità formativa o di carriera significativi a causa della partecipazione a giochi su Internet.

Gli individui con un disturbo da gioco su Internet continuano a stare seduti davanti al computer e a impegnarsi nel gioco anche trascurando altre attività. Tipicamente dedicano a questa attività 8-10 ore o più al giorno e almeno 30 ore a settimana. Se viene impedito loro di usare il computer e di riprendere il gioco, diventano agitati e arrabbiati. Spesso rimangano senza cibo o sonno per lunghi periodi. Trascurano i normali doveri, come la scuola o il lavoro, o gli impegni familiari.

(Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. DSM-5, 2014, pag. 923-924).

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Internet Addiction Disorder (IAD)

 

L’Internet Addiction Disorder si manifesta sotto varie forme, le più importanti delle quali sono le seguenti:

. 1)  Cybersexual Addiction: uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale e alla pornografia

. 2)  Cyber-Relational Addiction: tendenza a instaurare relazioni amicali o amorose con persone incontrate on-line. Le relazioni virtuali diventano più importanti di quelle reali e il soggetto si isola

. 3)  Net Compulsions: i tre principali comportamenti compulsivi che si possono mettere in atto tramite Internet sono il gioco d’azzardo,
la partecipazione ad aste on-line (eBay) e il commercio in rete. Essi hanno in comune la competizione, il rischio e il raggiungimento di un’eccitazione immediata

. 4)  Information Overload: continua ricerca di informazioni in rete, fino a trovarsi intrappolati in un’enorme quantità di dati dei quali non si
sa cosa fare

. 5)  Computer Addiction: tendenza al coinvolgimento in giochi di ruolo interattivi (MUD) in cui il soggetto partecipa costruendosi un’identità fittizia. Sdoppiamento di personalità.


(Couyoumdjian et al., 2006, p.76)
Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Nomofobia o sindrome da disconnessione

 

Termine composto dal prefisso abbreviato ‘‘no-mobile” e dal suffisso ‘‘fobia”. Si riferisce alla paura che genera un vissuto interno di ansia e di angoscia al solo pensiero di rimanere senza il telefono cellulare e, quindi, senza la possibilità di accedere alla rete mobile e ai suoi servizi come le chat e i social network (King et al. , 2013; Yildirim & Correia, 2015; Bragazzi et al., 2016; Thakur & Olive, 2016)

Nei casi più gravi si sperimentano anche una serie di sintomi fisici che possono richiamare, talvolta, quelli dell’attacco di panico, come affanno, tachicardia, vertigini, tremori, sudorazione, dolore toracico e nausea (Thomée et al., 2011; Pucci et al., 2015)

L’attaccamento che si sviluppa nei confronti dello smartphone genera inoltre delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito cerebrale della ricompensa: ogni volta che appare sullo schermo una notifica, aumenta il livello di dopamina perché automaticamente pensiamo a una notizia interessante e allettante. In questo modo, si alimenta l’impulso a controllare di continuo il telefono, innescando lo stesso meccanismo che si attiva nelle dipendenze, come ad esempio nel gioco d’azzardo (Greenfield & Davis, 2002)
(citato in Manca, 2016, p.50)

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Sindrome da vibrazione fantasma

 

‘‘Sindrome caratterizzata dalla costante ansia in relazione
al proprio telefono cellulare
e dalla convinzione eccessiva
se non ossessiva che il telefono vibri per una chiamata o un messaggio in arrivo quando in realtà non è così”.

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Videogiochi e dipendenza

 

Ci sono una serie di caratteristiche dei videogiochi che contengono un potenziale di dipendenza particolarmente elevato:

• l’attribuzione di ricompense virtuali in relazione al tempo trascorso a giocare;

• l’attribuzione di ricompense virtuali particolarmente preziose tramite il ricorso a
meccanismi di rinforzo intermittente;

• le regole che svantaggiano l’utente se non frequenta regolarmente
l’ambiente di gioco;

• un complesso sistema multilivello, strutturato in modo che l’evoluzione del proprio
personaggio costringa l’utente a giocare in maniera intensiva per diversi mesi;

• un ambiente di gioco vasto e complesso, strutturato in modo che l’esplorazione
e l’utilizzo delle opzioni di gioco costringa l’utente a giocare in
maniera intensiva per diversi mesi;

• missioni di gioco complesse che possono essere compiute solo all’interno
di una comunità di gioco affiatata e funzionale, che favorisce un forte
senso di responsabilità verso il tessuto sociale, in modo che la presenza nell’ambito di gioco non possa essere ridotta senza forti resistenze interne o esterne.
(Spitzer, 2013, p.233)

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Videogiochi

 

Per indirizzare l’adulto nella scelta d’acquisto è disponibile la classificazione PEGI (Pan European Game Information), presente sulle confezioni dei videogiochi. L’indicazione PEGI OK si riferisce a giochi online adatti a giocatori di tutte le età mentre, ad esempio, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età pari o superiore a 7 anni e un gioco classificato come PEGI 18 è adatto solo ad adulti.Vi sono poi 8 descrittori che indicano i motivi per cui un gioco è stato classificato in un determinato modo (violenza, linguaggio scurrile, paura, sesso, droga, discriminazione, gioco d’azzardo e gioco online con altre persone).

(MINORI ONLINE – Una guida per orientarsi.A cura di Pepita Onlus)

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Body shaming e Fenomeno Pro-Ana

 

Il body shaming è una nuova tendenza che si fonda sul prendere in giro, in modo ripetuto, le forme del corpo delle persone ed in modo particolare delle donne attraverso i social. A soffrirne di più sarebbero le adolescenti dai 18 ai 21 anni.
Ma ogni età ha il suo punto debole, per questo il dolore non risparmia nemmeno i più grandi.

FENOMENO PRO ANA

Si tratta di blog e forum, dove adolescenti e giovani adulti, soprattutto donne, pubblicano diari alimentari, diete per perdere peso in maniera drastica e propositi per raggiungere l’anoressia, monitorando costantemente il proprio percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo prefissato: la magrezza estrema.

Pro Ana: diminutivo di Anamadim, una sorta di divinità del controllo, una dea dell’anoressia.
In realtà, poche sono coloro che vivono l’essere Pro Ana come una forma di religione, essere Pro Ana si ridurrebbe all’atteggiamento positivo verso l’anoressia, verso la magrezza estrema

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Social Network

 

FACEBOOK
È il social network in cui si possono condividere foto, video, eventi, pensieri, messaggi. La sua idea primaria era di tenere in contatto le persone, ma negli anni ha sviluppato molti contenuti extra diventando una piattaforma che permette di fare moltissime altre cose (vendere o acquistare prodotti, creare gruppi aggregativi…). Di fatto, ad oggi, è sempre meno vissuto dai teenager che privilegiano Instagram. L’età minima per avere un profilo è di 13 anni.

INSTAGRAM
È un’app gratuita e un social network fotografico che permette di scattare foto/video e di condividerle o come post o come stories. L’età minima per aprire un account è di 13 anni.

TIKTOK
È un social network che consente di caricare video brevi di massimo 15 secondi e rappresenta un luogo di creatività e di libera espressione per i più giovani. È anche possibile unire storie assieme, fino a un massimo di 60 secondi. Tutti i video possono essere editati (modificati) aggiungendo musica, filtri, diverse modalità di riproduzione, basi per rendere il prodotto ancora più appetibile e diffuso. L’app utilizza il sistema di hashtag e il numero di visualizzazioni fa entrare il video tra le tendenze o “più visti”. Il 17 aprile Tik Tok ha annunciato che la messaggistica per i ragazzi di età inferiore a 16 anni sarebbe stata disabilitata. Nel dettaglio i messaggi diretti sono disattivati automaticamente per gli account appartenenti a utenti di età compresa tra i 13 e 15 anni (fa fede l’età indicata al momento dell’iscrizione). Questo è un segnale importante da parte di TikTok poiché è noto che gli adescatori usano la messaggistica diretta per contattare un gran numero di bambini. N.B. Nei termini di servizio l’età minima indicata per aprire un account è di 13 anni, ma l’app indica 12 anni.

ThisCrush
Gli utenti condividono il link del proprio profilo in altri social network popolari,

invitando i loro amici a scrivere un commento. e a fare domande. Il destinatario non può rispondere direttamente da ThisCrush ai messaggi ricevuti, ma deve rispondere da un altro social network (solitamente Instagram). È possibile scrivere le domande in forma anonima. Per vedere i post pubblicati è necessario “pagare una gemma”. Le gemme sono 5 gratuite al momento dell’iscrizione, in seguito è possibile acquistarle o riceverle invitando altri amici a registrarsi all’app. L’età minima per aprire un profilo su ThisCrush è 16 anni.

TELLONYM
Funziona praticamente nello stesso modo di ThisCrush, con la differenza che, se
si accetta di rispondere, automaticamente appare sul proprio profilo ed è visibile a tutti. Nonostante sul sito sia espressamente detto che l’app è creata per favorire lo scambio e abbattere le barriere dovute all’apparenza, i risvolti negativi sono inevitabili. Nei termini di servizio è scritto che accettandoli si dichiara di avere più di 17 anni.

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

 

Cyberbullismo

 

COME CONCRETAMENTE AVVIENE

1. Mettendo in cattiva luce l’altra persona

WARNING WARS

guerre di segnalazione condotte sfruttando l’opportunità, offerta da molti provider, di segnalare chi posta sul proprio account commenti inappropriati. Con un adeguato numero di false segnalazioni l’account della vittima viene bloccato.
DENIGRAZIONE

Azioni mirate a danneggiare la reputazione. Ex: pubblicare su Facebook la foto ritoccata di un compagno per ridicolizzarlo

INTERNET POLLING

veri e propri sondaggi online.
P. es.: il ragazzo più sfigato della classe; la ragazza più facile della scuola
SHITSTORM
Letteralmente “tempesta di letame” . Comportamento che gruppi di bulli scatenano sui social ai danni della vittima.
MASQUERADE

Sostituzione di persona con lo scopo di spedire messaggi a nome altrui o pubblicare contenuti offensivi e volgari, dopo essere entrati nel suo account.

(Tonioni, 2014, p.59-62)

2. Molestando

FLAMING (Battaglie verbali online)
Unico caso di cyberbullismo in cui la relazione è simmetrica. Litigi online. Linguaggio violento e volgare
HARASSMENT
invio ripetuto di messaggi denigratori. Flaming = litigio; Harassment = molestia. Si distingue dal flaming per la persistenza e l’assimetria di potere
CYBERSTALKING
invio ripetuto di minacce con lo scopo di incutere paura. Spesso sfocia in episodi di aggressione fisica
HAPPY SLAPPING o CYBERBASHING
Aggressione o molestia della vittima nella vita reale, mentre altri riprendono la scena con il cellulare. Le immagini vengono postate in rete e visualizzate, commentate o votate da chiunque

(Tonioni, 2014, p.59-62)

3. Cyberbullismo Psicologico

TRICKERY

In altri casi, il cyberbullo può sollecitare, con l’inganno (trickery), “l’amico” a condividere online segreti o informazioni imbarazzanti su se stesso o un’altra persona per poi diffonderli ad altri utenti della rete, o minacciarlo di farlo qualora non si renda disponibile ad esaudire le sue richieste (talvolta anche sessuali)
OUTING
Si intende con il termine “outing” una forma di cyberbullismo attraverso la quale, il cyberbullo, dopo aver “salvato” le confidenze spontanee di un coetaneo (SMS, Chat, etc), o immagini riservate ed intime, decide, in un secondo momento, di pubblicarle su un Blog e/o diffonderle attraverso E-mail
EXCLUSION
Esclusione di qualcuno da un gruppo on-line, una chat o un game interattivo

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Zoombombing

 

Intrusioni durante le lezioni online, con l’invio di video osceni e violenze verbali rivolte ai docenti.

Prima della lezione:

• disabilitare il salvataggio automatico delle chat;

• disabilitare il trasferimento file – ciò impedirà che la chat venga bombardata da immagini non
richieste, meme etc.;

• disabilitare la condivisione dello schermo per i “non host”;

• disabilitare il controllo remoto;

• disabilitare le annotazioni – ciò impedirà ai ragazzi di scrivere sulle schermate nella condivisione dello schermo;

• assegnare un ID per la lezione e non l’ID personale del docente;

• disabilitare la funzione “Partecipa prima dell’host”- ciò impedirà che si possa entrare prima
dell’inizio della lezione e creare scompiglio tra i ragazzi;

• abilitare la “Sala d’attesa” – ciò consentirà di avere un ruolo attivo nella scelta di chi autorizzare ad accedere nella stanza (lezione) attraverso l’elenco dei partecipanti;

• disabilitare la possibilità ai partecipanti di cambiare nome mettendone uno fittizio.
(MINORI ONLINE – Una guida per orientarsi.A cura di Pepita Onlus)

Durante la lezione:

• mettere in muto tutti i partecipanti;
• bloccare la lezione se tutti gli studenti sono presenti;
• chiedere che siano attive le videocamere dei ragazzi per tutta la durata della lezione.

Consigli generali:

• Comunicare a studenti, genitori e docenti che l’effettuazione di foto e/o video riguardanti le lezioni online è consentito solo per motivi di studio personale e ne è dunque vietata la diffusione o manipolazione.

• Segnalare che l’eventuale diffusione di immagini e/o video ottenute durante le sessioni di didattica a distanza raffiguranti elementi della vita privata o i volti dei docenti senza il loro consenso e/o di minorenni – senza il consenso dei loro genitori – costituisce violazione della norma sulla privacy da parte del soggetto che effettua la diffusione, il quale potrebbe, a seconda del caso, integrare fattispecie di illeciti civili e penali.

• Qualora emerga un uso improprio della piattaforma (intromissione di esterni durante le lezioni), l’insegnante che riveste il ruolo di pubblico ufficiale anche durante la didattica a distanza, segnalerà l’accaduto, anche descrivendo il fatto sul registro digitale, al dirigente e la scuola adotterà i provvedimenti sanzionatori ritenuti più opportuni nei confronti dei responsabili. Parallelamente potrà fare segnalazione alle autorità.

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Selfie estremi e Challenge

Samara challenge: la sfida che sta dilagando sul web e nelle strade. Il gioco dai risvolti pericolosi prende ispirazione da Samara Morgan, la protagonista del film horror “The Ring”, e consiste nell’aggirarsi per le strade – preferibilmente di notte – con una veste bianca e capelli (o parrucca) lunghi e scuri calati sul volto. Lo scopo è quello di spaventare i passanti e farsi riprendere in un video da pubblicare poi sui social.

Skullbreaker challenge (sgambetto spaccatesta): nei filmati si vedono di solito tre giovani in riga che saltano e, a un certo punto, i due ai lati scalciano violentemente le gambe del giovane al centro, facendolo cascare per terra orizzontale rischiando di farlo cadere in maniera particolarmente violenta.

Freeze challenge: consiste nel fermarsi ovunque si è alla parola “freeze” (congelati) e soprattutto qualsiasi cosa si stia facendo, anche mentre si cammina in mezzo a una strada con le auto che sfrecciano.

Tide pods challenge: consiste nel mangiare le capsule di detersivo per lavatrici. Una follia che, avverte la Consumer Product Safety Commission, come riporta la Cbs, ha lanciato un appello ricordando che l’ingestione del detersivo contenuto può essere fatale.

Daredevil seflie: consiste nel fotografarsi in luoghi e/o in condizioni estremamente pericolose, ad esempio su un precipizio o su un grattacielo

Selfie col treno: i ragazzi si scattano un selfie sdraiati sui binari mentre sta per arrivare il treno

Blackout game: l’obiettivo è provocarsi uno svenimento utilizzando le mani o strumenti come corde, sciarpe e fili della corrente elettrica. Ci si priva dell’ossigeno per periodi sempre più prolungati

Planking challenge: la “sfida” consiste nel distendersi sull’asfalto, in posizione supina o a pancia in giù, al centro della carreggiata ed attendere il passaggio di un’automobile. L’obiettivo è scansarsi ai lati della carreggiata, poco prima che sopraggiunga la vettura.

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Autolesionismo

Tagliarsi, graffiarsi, escoriarsi le ferite, percuotersi, bruciarsi, sbattere la testa, farsi tatuaggi e piercing estremi, magari senza curarsi dell’igiene, mordersi, ingerire copri estranei, strapparsi i capelli, tra i metodi usati da chi si procura volontariamente ferite, sono quelli più comuni.

Sui social network si trovano tanti siti in cui mostrano ferite, forme diverse di autolesionismo e/o si parla di suicidio.
La visione e le possibili spiegazioni contribuiscono a rendere fattibile e a normalizzare l’atto che si intende compiere.

Il coraggio che se ne trae allontana i timori e fa sottovalutare i rischi

(citato in Portelli & Papantuono, 2017, p.60,63)

SCARRING
Asportazione del derma in modo da avere il disegno desiderato quando si cicatrizza

BRANDING

Farsi marchiare a fuoco vivo, usando ferri arroventati o penne cauterizzanti, che raggiungono anche i mille gradi centigradi

CUTTING Incisioni che lasciano sottili cicatrici

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Sexting

 

 Unione delle parole inglesi “sex” (sesso) e “texting” (pubblicare testo)

 Scambio o condivisione di testi, video o immagini sessualmente espliciti che, nella maggior parte dei casi, ritraggono se stessi (via cellulare – MMS o bluetooth – o tramite Internet)

 Diffusione senza controllo e impossibilità di eliminare le immagini

Postare, scaricare e/o condividere immagini di minorenni in pose sessualmente esplicite si configura come reato di diffusione di materiale pedopornografico

 Web Reputation

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Grooming on-line

 

Tecnica di adescamento usata dai pedofili per entrare in contatto con i propri interlocutori. Si tratta di una tecnica di manipolazione psicologica utilizzata da adulti potenzialmente abusanti che, attraverso strumenti come social network, giochi online e chat, cercano di mettersi in contatto con i minori, estorcere la loro fiducia e stabilire un rapporto emozionale, con il proposito di realizzare attività di natura intima e/o sessualizzata. (Kloess et al., 2014; Black et al., 2015)
(citato in Manca, 2016, p.75)

‘‘Questi “molestatori amichevoli” familiarizzano con le loro vittime…, conquistandone la fiducia mentre segretamente adescano il bambino per farne un partner sessuale’’
(Chicago Tribune, 28.5.1985)

LE FASI DELL’ADESCAMENTO ON-LINE

Uno studio condotto nel 2003 da O’ Connell presso l’Università di Lancashire ha evidenziato le fasi principali dell’adescamento:

. 1)  Selezione della vittima e contatto iniziale: l’adescatore sceglie il minore e inizia a instaurare con lui un contatto di conoscenza

. 2)  Fase di creazione dell’amicizia: l’adulto può fingersi un bambino/adolescente o uno “zio” amico, lo riempie di attenzioni e complimenti al fine di dar vita a un rapporto di fiducia e sottrarre più informazioni possibili sulla sua vita privata;

. 3)  Fase di creazione della relazione: l’adescatore tende a comportarsi come un “migliore amico” creando un rapporto sempre più profondo e intimo con la vittima

. 4)  Fase della valutazione del rischio: l’adulto sonda il terreno e indaga il rischio che ha di essere scoperto (interroga il minore sulla posizione del computer in casa, sulla presenza dei genitori, ecc…)

. 5)  Fase dell’esclusività: l’adulto manipola il minore a livello psicologico, facendo leva sulla fiducia acquisita e sull’esclusività del rapporto e lo incita a tenere segreta la loro relazione

. 6)  Fase sessuale: l’adescatore introduce, nelle conversazioni col minore, argomenti esplicitamente sessuali cercando di farlo cedere alle sue richieste, mostrando immagini pedopornografiche, a cui può seguire un incontro di persona (Kloess et al., 2015)
(citato in Manca, 2016, p.77)

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Revenge porn e Sextortion

 

Per revenge porn si intende la diffusione di scatti senza veli destinati a umiliare e a danneggiare la persona ritratta. Questa vendetta pornografica viene attuata solitamente da uno dei due partner per vendicarsi della rottura della relazione

Per sextortion si intende un ricatto a sfondo sessuale, in cui, dopo aver ottenuto, in modo consensuale o sotto minaccia, immagini o video compromettenti appartenenti ad una persona, si cerca di estorcere favori di natura sessuale o somme di denaro, minacciando la vittima di rendere pubblico questo materiale. Questo fenomeno è spesso conseguenza del sexting o del grooming on-line.

 

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021

Libri, film, siti consigliati

Cristina Mastronardi Bullismo, cyberbullismo e rischi connessi alle tecnologie: dai progetti nelle scuole all’intervento con l’EMDR 20 Febbraio 2021 workshop in live streaming

American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. DSM-5. Milano, Raffaello Cortina Editore

Couyoumdjian A., Baiocco R., Del Miglio C. (2006). Adolescenti e nuove dipendenze. Le basi teoriche, i fattori  di rischio, la prevenzione. Bari, Laterza Editore


Lavenia, G. (2019). Mio figlio non riesce a stare senza smartphone. Giunti EDU, Firenze.


Manca M. (a cura di) (2016). Generazione Hashtag. Gli adolescenti dis-connessi. Roma, Alpes Italia

Minori Online – Una guida per orientarsi. A cura di Pepita Onlus

Portelli C., Papantuono M. (2017). Le nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle. Milano, Edizioni San Paolo.

Riva G. (2019). Nativi digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media. Bologna, Il Mulino Ruggiu V. (2016, 23 agosto), Body shaming: sui social una donna su due vittima di insulti per le forme fisiche. La Repubblica. Disponibile da https://www.repubblica.it/


Spitzer M. (2013). Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi. Milano, Garzanti

La psicologia di Internet P. Wallace, Raffaello Cortina Editore, 2017

Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet A. Pellai, De Agostini, 2021

L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente  A. Pellai, B. Tamborini, De Agostini, 2017

Tonioni F. Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori 2014 Mondadori

Film

Disconnect

Un film di Henry Alex Rubin. Con Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton. Drammatico, durata 115 min. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16. – USA 2012

The Social Dilemma

Un film di Jeff Orlowski. Documentario, durata 94 min. – USA 2020

The Social Network

Un film di David Fincher. Con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella. Biografico, durata 120 min. – USA 2010

Cyberbully – Pettegolezzi On Line

Un film di Charles Binamé. Con Emily Osment, Kay Panabaker, Kelly Rowan, Meaghan Rath, Robert Naylor. Drammatico, durata 100 min. – Canada 2011

Trust

Un film di David Schwimmer. Con Liana Liberato, Robert Axelrod, Pamela Croydon, Milica Govich, Gordon Michaels. Drammatico, durata 106 min. – USA 2011

 

Sitografia

www.generazioniconnesse.it

www.azzurro.it

www.cuoreparole.org

www.commissariatodips.it