I motivi per cui adottiamo comportamenti autolesivi sono principalmente di tre tipi:
- ci danno sollievo
- servono a infliggerci una punizione
- sono una comunicazione agli altri.
L’autolesionismo ci offre un grande aiuto, rende più sopportabili le situazioni dolorose.
Per questo non vogliamo ascoltare i buoni consigli che ci danno le persone attorno a noi sullo smettere di farci del male. Ciò che queste persone non capiscono e’ il vantaggio che traiamo da questi nostri comportamenti. In realtà, la funzione e’ positiva a breve termine.
Il forte sollievo provato a seguito di un gesto di autolesionismo è legato al fatto che il tagliarsi rilascia sostanze quali adrenalina ed endorfine, che hanno l’effetto di calmare e rilassare il corpo e di portare via il dolore,(anche se per un breve periodo) .
Nel tempo e’ un comportamento che ha conseguenze molto negative, che non riusciamo a controllare.
Almeno inizialmente non vogliamo morire. Se questi comportamenti diventano degli automatismi e il circolo vizioso, ci facciamo del male – ci vergogniamo – non tolleriamo questa emozione – ci facciamo del male, possiamo arrivare a pensare al suicidio, come l’unica via di uscita alla difficile situazione che stiamo vivendo.
Altre volte, possiamo perdere il controllo del comportamento autolesivo e dobbiamo ricorrere alle cure mediche.
I comportamenti autolesivi possono essere di lieve entità, come difficoltà a controllare gli impulsi (tirarsi capelli, sopracciglia, mordersi le unghie) fino a comportamenti di gravità maggiore, come procurarsi tagli, bruciature, scorticamenti, bere, fare uso di droghe, avere comportamenti a rischio. Tutti hanno come obiettivo quello di aiutarci a tollerare meglio la sofferenza emotiva.
Li agiamo perché non conosciamo un altro modo per ridurre la tristezza, la rabbia, la paura, la vergogna, il senso di colpa.
Non vediamo altre vie di uscita dalla difficile situazione che stiamo vivendo.
I comportamenti autolesivi permettono di focalizzarci sul dolore fisico e allontanarci dal dolore emotivo.
Le emozioni forti che seguono a questi comportamenti, bloccano il dolore emotivo perché rilasciano sostanze simili alla morfina, generate dal cervello, chiamate endorfine. Nel tempo, c’è il rischio che l’astinenza produca una sofferenza, che spinga a cercare l’esperienza dolorosa.
Gli atti autolesivi possono essere una punizione per qualcosa di cui ci sentiamo molto in colpa e responsabili.
Se non tolleriamo la colpa potremmo vivere due situazioni opposte. Ci sentiamo colpevoli di tutto o non ci assumiamo la nostra responsabilità in nessuna circostanza. In entrambi i casi, non riusciamo a gestire il senso di colpa e il farci male può essere una punizione per la colpa commessa.
Rivolgiamo la rabbia verso noi stessi, attaccandoci. Pensiamo che ci sia qualcosa di sbagliato in noi, che sia colpa nostra, che non saremmo dovuti nascere, che siamo un peso per gli altri, che siamo incapaci, che non valiamo nulla, che non facciamo bene nulla.
Quando il nostro corpo porta i ricordi di eventi traumatici, ad esempio, per un problema fisico di cui siamo stati derisi, per una aggressione o abuso subito, possiamo incolpare il nostro fisico, colpendolo con tagli, bruciature, scorticamenti.
Nel tempo, i comportamenti autolesivi possono diventare un mezzo per essere visti dai genitori, dagli amici, dagli insegnanti. Se veniamo criticati come persone egoiste, perché con questi comportamenti diamo un dispiacere ai nostri genitori, la nostra sofferenza può diventare ancora più ingestibile. Non ci sentiamo compresi nel nostro stare male. Abbiamo bisogno di persone che ci vedano oltre l’apparenza, che non ci giudichino e che ci sappiano aiutare a prenderci cura di noi.
Se abbiamo paura di essere esplosivi, di non saper controllare la rabbia, se pensiamo che dobbiamo sempre subire, possiamo attraverso il taglio, avere la sensazione di controllo e dominio, perché ci concentriamo sul potere di tagliarci. In realtà è illusorio il senso di controllo che ne ricaviamo. Ma nel breve termine è appagante.
Quando l’autolesionismo diventa un’abitudine, non capiamo più cosa l’abbia innescato.
Non capiamo più quali emozioni, pensieri, situazioni viviamo prima del comportamento autolesivo. Se riusciamo a chiedere aiuto e ad andare in psicoterapia, sarà uno degli obiettivi di lavoro (vedi finestra Psicoterapia con persone che attuano comportamenti autolesivi).
Quando pensiamo che non ci sia una soluzione alla sofferenza, con l’aiuto dello psicoterapeuta, impariamo a vedere che c’è una diversa via d’uscita all’evitamento delle emozioni e dei ricordi dolorosi attraverso l’autolesionismo.