Ansia da prestazione e performance

Tra le cose che nella vita ci feriscono di più ci sono le critiche che gli altri ci rivolgono. 

Fin da bambini veniamo abituati a notare gli errori e ciò che avremmo dovuto fare o potuto fare. Questo accade in tutti i contesti, in famiglia, nell’ambito scolastico e sportivo.

Le aspettative dei genitori, degli insegnanti, degli educatori sportivi sono sempre più alte e centrate sulle prestazioni che otteniamo, su ciò che siamo riusciti a fare e a raggiungere. Viviamo sempre di più in una società che esalta il fare piuttosto che l’essere. 

Le persone attorno a noi ci criticano e ci giudicano pensando che in questo modo possiamo correggere e migliorare i nostri comportamenti, il nostro aspetto fisico, i nostri risultati scolastici e sportivi.

Ma nella maggior parte dei casi avviene proprio il contrario. 

Le critiche che riceviamo non ci aiutano a migliorare ma a crearci delle idee negative su di noi. Ci diciamo che non siamo capaci, non siamo all’altezza, non andiamo bene, siamo inadeguati, non piacciamo.

Ci creiamo delle idee negative su di noi, di non essere importanti, anche quando otteniamo dei successi ma questi non vengono apprezzati dai nostri familiari.

L’idea negativa che abbiamo di noi stessi inficia negativamente il raggiungimento dei nostri obiettivi, la performance ovvero il nostro agire (to perform significa eseguire, compiere, portare a termine).

L’idea negativa di noi appresa nel passato crea nel presente un’ansia da prestazione, che ci fa anticipare ciò che temiamo possa accadere in futuro di negativo, bloccandoci nel compiere nuove azioni.

Se in passato abbiamo avuto un insuccesso possiamo rinunciare ad andare avanti. Abbiamo paura di ottenere un altro fallimento e procrastiniamo gli obiettivi da raggiungere. Pensiamo di non essere in grado di sopravvivere al confronto con la sconfitta e la perdita.

Possiamo avere paura del successo quando temiamo le conseguenze se le cose andassero bene. Siamo spaventati dal cambiamento che il successo inevitabilmente comporta. Siamo preoccupati per le nuove responsabilità, per le sfide, per le attenzioni che riceviamo, per le reazioni degli altri al nostro cambiamento. 

Possiamo arrivare a sentirci degli impostori (sindrome dell’impostore) quando ricopriamo un ruolo, ma non riteniamo di averne tutte le competenze (anche se non è vero) e abbiamo paura che prima o poi saremo smascherati. 

Possiamo tentare di superare le critiche con cui siamo cresciuti cercando di essere perfezionisti e non permettendoci mai di sbagliare. Abbiamo delle aspettative nei nostri confronti molto alte e se non riusciamo a realizzarle, ci critichiamo severamente.

Possiamo bloccarci perché stiamo cercando di raggiungere obiettivi che non sono i nostri. I genitori possono aver proiettato su di noi, loro aspettative, bisogni e desideri, come la scelta del liceo, di una carriera professionale, uno sport, che noi abbiamo intrapreso per non deluderli o perché non siamo stati capaci di dire di no. 

Possiamo non tollerare le pressanti richieste che ci vengono richieste e andare in burnout. Ci carichiamo eccessivamente di responsabilità e operiamo al di sopra delle nostre possibilità. Possiamo aver assunto fin dalla nostra infanzia pesi familiari o ci siamo presi cura prematuramente di un familiare.

Possiamo vivere con i capi o i colleghi un conflitto che richiama il contrasto che avevamo con una figura genitoriale autoritaria del passato, che non siamo riusciti a superare emotivamente.

Se abbiamo sperimentato una forte emozione di vergogna durante la vita scolastica possiamo evitare tutti quei contesti in cui dobbiamo esporci o parlare in pubblico.

L’ansia da prestazione incide fortemente sull’acquisizione di nuove capacità, sulla concentrazione e sulla motivazione. 

Si crea un circolo vizioso perché una cattiva performance favorisce il giudizio negativo da parte degli altri e da parte nostra, creando un ulteriore blocco emotivo. 

Possiamo chiedere aiuto ad un terapeuta EMDR se non riusciamo ad affrontare un colloquio di lavoro, a sostenere un esame di ammissione, a gestire lo stress per situazioni altamente competitive, la leadership o le dinamiche di gruppo nei diversi ambiti di prestazione scolastico, professionale, artistico e sportivo. 

I colloqui mirati al raggiungimento di specifici obiettivi futuri rispetto ad una prestazione scolastica, professionale, artistica o sportiva vertono sulla: 

  • comprensione del blocco emotivo e individuazione dei ricordi dove abbiamo appreso che non andavamo bene, non ci sentivamo adeguati, all’altezza, capaci.
  • inventario delle risorse, abilità, punti di forza, qualità che già possediamo ma che vengono inibite dall’ansia da prestazione e dalle convinzioni negative su di noi.
  • individuazione delle esperienze positive passate nelle quali ci siamo sentiti capaci, apprezzati, in grado di reagire.
  • acquisizione, ampliamento e potenziamento di capacità, risorse e convinzioni positive su di noi. Risorse come la calma, la forza, la speranza. Idee positive di noi come sentirci in grado di fare delle scelte, sentirci capaci, di essere all’altezza.

Impareremo strategie per gestire le emozioni, per essere in grado di rimanere calmi e concentrati sul momento che stiamo vivendo anche nelle situazioni più difficili.

Tra le strategie possiamo utilizzare il dialogo interno positivo di automotivazione (una parte di noi infonde calma quando siamo agitati, ci ricorda i nostri punti di forza, i nostri talenti e le nostre qualità positive) e tecniche di anticipazione del futuro (ci immaginiamo il comportamento che vorremmo mettere in atto, ripassandolo, ripercorrendolo, vedendo noi stessi mentre facciamo ciò che ci piacerebbe fare in futuro, tecnica molto praticata dagli sportivi che ripassano mentalmente il percorso o il movimento della loro prestazione fisica).

E’  necessario dedicare un tempo all’allenamento delle singole capacità che vogliamo acquisire anche attraverso letture, esercizi e il mantenimento di un diario. 

La stimolazione bilaterale dei movimenti oculari tipica del metodo EMDR serve ad elaborare i ricordi dove abbiamo appreso le convinzioni negative su di noi, le emozioni di paura, di vergogna, di rabbia e le relative sensazioni fisiche e a rafforzare le cognizioni positive, le risorse nuove ma anche a far riemergere quelle esperienze già vissute in cui ci siamo sentiti capaci. 

Come sappiamo da studi di neurofisiologia, i ricordi negativi sono immagazzinati nel nostro cervello in maniera isolata conservando tutti gli aspetti disfunzionali del momento vissuto. A volte non riusciamo a superare questi ricordi e rimaniamo bloccati, anche se nel tempo abbiamo vissuto esperienze positive e di soddisfazione. Non c’è un collegamento, un aggiornamento tra ricordi negativi e positivi. I movimenti oculari attivano i dendriti dei neuroni permettendo la connessione con gli altri dendriti e quindi la connessione tra più ricordi.

La stimolazione oculare che avviene nelle sessioni di EMDR ha la funzione di stimolare le reti neurali, dove sono conservati i ricordi disfunzionali e permette di rintracciare in altre reti neurali, le informazioni utili per risignificare e riorganizzare l’informazione iniziale negativa, in modo più funzionale. 

Nell’attesa che cambino i nostri metodi educativi basati sul giudizio, la mortificazione, le critiche, le punizioni, possiamo porre rimedio alle conseguenze nefaste di questa educazione che ci ha purtroppo coinvolto, prendendoci cura di noi, dandoci delle opportunità dove poter sostituire le idee negative e di difettosità di noi con convinzioni positive e di adeguatezza.

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Dottoressa Simona Di Giovanni

Psicoterapeuta

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