Ho deciso di dare questo titolo non perché se siamo depressi ci sentiamo un Re o una Regina, tutt’altro, come vedremo il senso del valore di noi stessi è molto basso, ma perché la depressione, dopo le patologie cardiache, è la malattia più diffusa. Purtroppo però è anche poco riconosciuta, che vuol dire che episodi prolungati di tristezza trascurati possono portare ad un episodio di depressione maggiore. Ma anche una cura finalizzata solo al superamento di questo episodio può non essere sufficiente a proteggerci da possibili ricadute, il cui rischio, è molto alto. Inoltre come un Re e una Regina che si rispetti, la depressione ha bisogno di diversi professionisti a cui dovremmo affidarci per un raggiungere un benessere prolungato nel tempo.
Ci sentiamo depressi se viviamo la tristezza in maniera esasperata. La tristezza e’ una reazione emotiva ad una perdita durevole di ciò che per noi e’ importante. Può riguardare la perdita di una persona a cui vogliamo bene quando c’è una separazione o un lutto; di cose a cui teniamo, ad esempio, saremo tristi se perdiamo dei soldi; del nostro status, della nostra dignità o della stima rispetto agli altri. Potremmo essere tristi per un fallimento, se perdiamo il lavoro o una competizione.
La tristezza può avere conseguenze relazionali perché ci spinge a cercare aiuto nelle persone vicino a noi. Si può accompagnare al pianto o alla commozione e questo può avere un effetto immediato sugli altri che ci sono accanto e che assistono al nostro sentimento di tristezza.
Se da bambini abbiamo avuto delle persone attorno a noi capaci di cogliere i nostri segnali di richiesta di aiuto e che hanno considerato la tristezza come un’emozione normale e non come una emozione di cui vergognarci o pericolosa, avremo probabilmente imparato a gestirla. La regolazione delle emozioni, di cui ho scritto un post (L’emozione non ha voce), è fondamentale per riconoscere la tristezza, comprenderla e superarla.
Se non abbiamo imparato fin da bambini a gestire la tristezza, condizione che costituisce una vulnerabilità di base e se nel corso della vita viviamo esperienze difficili come un lutto di una persona cara, una malattia, la perdita del lavoro, che sono eventi precipitanti, solo per fare alcuni esempi e se abbiamo una familiarità o una predisposizione genetica, potremmo manifestare un episodio di depressione maggiore.
Non esiste una sola causa della depressione ma possono concorrere più fattori di rischio di natura biologica, psicologica e sociale, che sommandosi possono generare una condizione di stress acuto, che se non viene curato, può trasformarsi in uno stress cronico e pervasivo, che può far insorgere un disturbo depressivo. Ecco perché è importantissimo intervenire sui fattori di rischio che aumentano la probabilità di farci manifestare uno stato depressivo, chiedendo aiuto a più professionisti.
La depressione è una malattia complessa, multifattoriale e che può comportare un rischio di suicidio. Nei riquadri laterali troverete i criteri per fare la diagnosi di un episodio di depressione maggiore e per il disturbo bipolare.
Immaginiamoci di essere una persona che ha interessi, piacere nel fare le cose, che si impegna a raggiungere degli obiettivi nel proprio lavoro e che improvvisamente per un evento che potrebbe apparire inizialmente banale o al contrario, se viviamo un evento critico, come, la perdita di un nostro caro, una separazione o la perdita del lavoro, incominciamo a vivere uno stress intenso che trascuriamo e prosegue nel tempo e che sommandosi ad altri eventi, può comportare una tristezza profonda.
Incominciamo a sentire che non abbiamo più voglia di fare le cose, che non ricerchiamo le attività che prima erano fonte di piacere, mangiamo poco o troppo, dormiamo poco o troppo, siamo rallentati o al contrario siamo molto arrabbiati, agitati, non riusciamo a stare fermi. Con il tempo non abbiamo più energia, tutto ci appare faticoso, come se dovessimo scalare una montagna. Potremmo smettere di andare a lavoro, di andare a scuola, di avere una vita affettiva e sessuale.
Questo è quello che ci può accadere esteriormente. Interiormente quando siamo dentro un episodio di depressione maggiore invece ci diciamo che non valiamo, che non meritiamo di essere amati, di essere felici, pensiamo di aver sbagliato tutte le scelte, di non aver combinato mai nulla di buono.
Ci critichiamo, ci auto denigriamo, ci auto valutiamo. Sentiamo di essere un peso per gli altri e possiamo sentirci per questo in colpa.
Abbiamo una visione negativa non solo di noi stessi ma anche del mondo e degli altri. Temiamo il giudizio negativo delle persone, non vediamo una possibilità di riscatto futuro. Pensiamo che siamo destinati alla solitudine perché il nostro compagno, i nostri figli e i nostri amici ci abbandoneranno. Nessuno ci vuole bene perché noi non siamo all’altezza.
Interpretiamo negativamente anche tutto quello che arriva dall’ambiente circostante, pensiamo che gli altri siano ingiusti e che nessuno ci capisce. Il nostro modo di pensare rinforzerà negativamente il nostro umore. Tendiamo a generalizzare, prendiamo un elemento dal contesto e arriviamo subito a delle conclusioni del tutto arbitrarie e sempre a nostro sfavore. Se un nostro amico si e’ dimenticato di farci gli auguri, penseremo che lo ha fatto perché noi non valiamo come persona, non perchè magari il nostro amico e’ una persona distratta. Minimizziamo qualunque dato possa disconfermare la nostra visione negativa ed accentueremo tutto quello che può confermarla. Avremo un pensiero dicotomico o siamo vincenti o siamo perdenti, senza gradi intermedi.
Possiamo avere pensieri di morte. Il desiderio di morire è visto come l’unica soluzione di fuga dalla sofferenza. Possiamo pensare che sarebbe stato meglio non nascere. Le idee di morte possono essere saltuarie o essere più pervasive, accompagnate da una sensazione di impulsività e di perdita di controllo o in alcuni casi da una vera e propria progettazione.
Potrebbe essere un gesto estremo perché non ci sentiamo importanti per gli altri o perché la vogliamo far pagare a qualcuno per noi importante, ma che sentiamo non ci dà la vicinanza e l’affetto di cui sentiamo di avere bisogno.
La depressione e’ un evento psico fisico e quindi dobbiamo prendere in considerazione tutti i fattori di rischio biologici, psicologici e sociali, che interagiscono tra di loro e che sommandosi, aumentano la possibilità di svilupparla. Dobbiamo vedere i fattori di rischio non come cause determinanti ma fattori che aumentano la probabilità che l’evento depressione avvenga.
Tra i fattori di rischio di natura biologica abbiamo i fattori ereditari come il gene della serotonina alterato; tra i fattori biologici abbiamo alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali, alterazioni ormonali quali estrogeni, testosterone, ormoni tiroidei (un esempio è la depressione post partum); malattie quali ictus, Parkinson, sclerosi multipla. Nella depressione bipolare la componente genetica e’ molto forte.
Anche lo stress cronico, in quanto evento psicobiologico, è un importante fattore di rischio per la depressione.
L’80% circa degli episodi depressivi è preceduto da un evento stressante. Possono anche non essere eventi traumatici di grande portata ma avvertiti soggettivamente dall’individuo come fonte di un notevole stress.
Immaginiamo di vivere una condizione di stress acuto che trascuriamo perché, ad esempio, pensiamo che l’ansia e l’insonnia, facciano parte del nostro carattere. Lo stress cronico produrrà un livello alto di cortisolo, l’ormone dello stress, che provoca un elevato livello di infiammazione cerebrale neuronale oltre che una infiammazione sistemica di tutto l’organismo, che coinvolgerà il sistema endocrino, sia tiroideo che dell’asse ipotalamo ipofisi corticosurrene, il metabolismo lipidico e glucidico nonché il sistema immunitario. Il ruolo dell’infiammazione nella depressione ormai e’ talmente accertato che vengono prescritti anche farmaci anti infiammatori nella cura.
Tra i fattori di rischio che possono aumentare il rischio di recidive di episodi depressivi ci sono il bere molto, il fumo di sigarette, l’alimentazione.
Tra i fattori di vulnerabilità di natura psicologica abbiamo le esperienze di attaccamento che abbiamo avuto con i nostri genitori (vedi post Bambini e adulti sicuri, insicuri e disorganizzati). Una assenza prolungata dei genitori, il non poter ricorrere su di loro come fonte di rassicurazione e di protezione, uno stile genitoriale freddo e distaccato con poca tenerezza, con pochi scambi realmente intimi, possono portare a pensare di noi stessi che non meritiamo di essere amati. Siamo più predisposti alla depressione se abbiamo avuto un accudimento materiale, fisico, con una attenzione eccessiva rispetto ai risultati che raggiungevamo a scuola nello sport, nelle competizioni.
Altri fattori predisponenti sono l’aver vissuto eventi di lutto, come la perdita precoce di un genitore o un abuso, aver avuto un genitore depresso che non si è potuto occupare di noi figli, che a causa della sua depressione, ci ha parlato di meno, ci ha lasciato più soli, non si è accorto dei nostri bisogni emotivi e delle difficoltà che avevamo.
Anche la società in cui viviamo costituisce un fattore di rischio per la depressione. Il vivere in una società come la nostra, che esalta le persone vincenti, di successo, giovani e belle, accentua e rafforza la nostra idea negativa che abbiamo quando ci sentiamo depressi. Non e’ un caso infatti che la depressione e’ presente soprattutto nelle società ricche e industrializzate, nelle quali il benessere ha stravolto la scala dei valori rispetto alla quale ci confrontiamo. Quando il bisogno di piacere e di essere accettati dagli altri diventa opprimente, l’unica soluzione per non sentirci inferiori sarà quello di escluderci dalle relazioni. La nostra società ci dice “chi siamo” in base ai risultati che raggiungiamo piuttosto che all’impegno che mettiamo ogni giorno e al coraggio che mettiamo nell’affrontare le difficoltà della nostra vita. Ma i risultati spesso sono la conseguenza di più fattori che non sempre possiamo controllare.
Cosa possiamo fare per evitare che una tristezza occasionale si trasformi in un episodio di depressione maggiore?
Se abbiamo momenti occasionali di tristezza l’intervento consigliato sarà quello di cambiare stile di vita e di favorire una attivazione psicofisica.
L’inattività, l’astenia, la tendenza ad abbandonare le normali abitudini fino al ritiro sociale, al non muoversi, al rimanere a casa è uno dei principali sintomi della depressione. Sarà importante adottare uno stile di vita che includa un’attività motoria regolare perché questa migliorerà la vascolarizzazione cerebrale, che a sua volta migliora la memoria e le nostre funzioni cognitive. Le proposte di attivazione motoria devono essere congrue con il livello di tristezza o depressione che stiamo vivendo e sintonizzate sui nostri interessi. I cambiamenti potranno essere raggiunti solo se pensiamo di farli in piccoli passi e ponendoci piccoli obiettivi, anche per non confermare il profondo senso di fallimento che sentiamo quando siamo depressi. Dobbiamo quindi partire dal cambiamento più facile da realizzare. Se stiamo vivendo un episodio di depressione maggiore potremmo avere come obiettivo quello di andare a buttare l’immondizia e mantenere una igiene personale. Se invece abbiamo un livello moderato di tristezza possiamo aspirare a fare 10.000 passi al giorno. Inoltre l’esposizione al sole aumenta il livello del neurotrasmettitore serotonina, la cui carenza è nota essere coinvolta nella espressione della depressione.
Una corretta alimentazione e l’uso di integratori possono aiutarci quando ci sentiamo tristi o depressi. Come già detto all’inizio, traumi o stress cronici creano uno stato di infiammazione a livello cerebrale, che aumenta il livello di citochine (proteine presenti tra le membrane cellulari), che a loro volta abbassano i livelli di triptofano (aminoacido) che a sua volta abbassa il livello di serotonina, il principale neurotrasmettitore coinvolto nella depressione.
Studi scientifici hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega 3 hanno la capacità di aumentare il triptofano, che a sua volta aumenta la serotonina.
Uno stile alimentare caratterizzato da un alto consumo di zuccheri semplici e farine raffinate con le conseguenti oscillazioni di glucosio nel sangue è anch’esso causa di ansia, irascibilità, idee paranoiche e impulsività. Una alimentazione il più possibile priva di zuccheri semplici e farine raffinate si è visto avere un effetto positivo sulla regolazione delle emozioni oltre che sulla nebbia cognitiva, mancanza di focus e motivazione.
L’insonnia e’ un problema spesso presente se soffriamo di depressione. Crea stress e quindi un aumento del cortisolo, che a sua volta inibisce il sonno e aumenta le citochine, che abbassano triptofano e serotonina. La melatonina e’ un ormone derivato dalla serotonina e dal triptofano. La vitamina D3 implementa la serotonina così come l’acido folico (vitamina B9) e il SAMe, il magnesio, il selenio e lo zinco. Sarà quindi importante affidarsi ad un professionista dell’alimentazione perchè queste sostanze si e’ visto migliorano l’efficacia dei farmaci antidepressivi, ne permettono una diminuzione del dosaggio e una maggiore tollerabilità delle terapie farmacologiche a lungo termine.
Se abbiamo ricorrenti episodi di nervosismo e sbalzi di umore l’intervento consigliato sarà: cambiare lo stile di vita + l’attività motoria + la psicoterapia.
Tra le psicoterapie consigliate, l’EMDR (ho scritto un post Trauma e EMDR, dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) permette l’elaborazione emotiva di ricordi quali perdite, separazioni, eventi umilianti nei quali abbiamo vissuto una sofferenza, sentimenti di vergogna e dai quali abbiamo costruito convinzioni negative su di noi.
I sintomi depressivi rappresentano una difesa e un tentativo di regolare la sofferenza.
L’elaborazione emotiva con l’EMDR e’ finalizzata sia per trattare l’episodio depressivo sia per la prevenzione delle ricadute. La riduzione del numero delle ricadute e’ un obiettivo importante della cura. Ogni episodio depressivo aumenta il rischio di ricaduta del 15% e dopo ogni ricaduta gli episodi diventano più gravi.
Dopo l’elaborazione emotiva degli eventi sia passati che presenti, si apre una “finestra” in cui aumenta la motivazione a prenderci cura di noi stessi che, insieme agli altri aspetti della cura, come la terapia farmacologica, il cambiamento degli stili di vita, ci aiutano a mantenere nel tempo un benessere psico fisico.
Nel riquadro laterale troverete le principali tematiche che vengono affrontate con la psicoterapia EMDR nelle situazioni di depressione.
Se abbiamo una alterazione cronica dell’umore, l’intervento consigliato sarà cambiare lo stile di vita + l’attività’ motoria + la psicoterapia + eventuale terapia farmacologica prescritta dallo psichiatra.
Se abbiamo un episodio di depressione maggiore l’intervento consigliato sarà la terapia farmacologica + la psicoterapia + cambiare lo stile di vita + l’attività’ motoria. Ci affideremo ad uno psichiatra che ci informerà che la depressione è una vera e propria malattia mentale, che come tale deve essere presa molto sul serio. Dovremo avere informazioni sulla gravità e complessità dell’intervento, che dovrà prevedere oltre alla terapia farmacologica, anche un cambiamento di stile di vita, l’attivazione psicofisica e la psicoterapia.
Le terapie farmacologiche antidepressive sono efficaci nella gran parte dei casi, spesso essenziali o indispensabili. Funzionano soprattutto la prima volta che vengono assunti, per un minimo di 6 mesi. L’azione antidepressiva si nota dopo 2 – 3 settimane dall’assunzione, ma una volta sospesi, il disturbo può ricomparire. A volte la terapia farmacologica può funzionare solo parzialmente, altre volte abbiamo delle forme di depressione resistenti alla terapia.
Lo psichiatra personalizzerà la terapia farmacologica in base alla diagnosi, all’età, agli effetti collaterali, allo stato generale di salute, a eventuali terapie già assunte, al consumo di alcool o sostanze. I farmaci di ultima generazione che oggi sono più frequentemente prescritti aumentano l’attività dei neurotrasmettitori, in modo tale che rimangano più in circolo, inibendo la ricaptazione neuronale della serotonina, noradrenalina, melatonina, dopamina. Nel riquadro laterale troverete alcune informazioni sui farmaci che dovranno essere prescritti dopo una attenta valutazione dello psichiatra.
Nelle situazioni di depressione bipolare, sarà importante riconoscere i sintomi premonitori che possono farci capire quando l’umore si sposta da una fase ipo ad una di iperattivazione. Con lo stabilizzatore dell’umore (litio) si cercherà di contenere la fase ipomanicale o maniacale e il lavoro di psicoterapia potrà’ essere svolto nella fase intercritica tra la fase di eccitazione e quella di depressione.
Un’attenzione particolare merita il riconoscimento dei sintomi depressivi nei bambini negli adolescenti e nell’anziano, per questo ho preferito inserirli nei riquadri laterali.
Voglio concludere questo post scrivendo che dobbiamo prestare molta attenzione ai sintomi depressivi che spesso rimangono nascosti da comportamenti di irritabilità, di inattività e da somatizzazioni. Per mantenere un benessere prolungato nel tempo sarà necessario affidarci a più specialisti, psichiatra, psicoterapeuta, professionista dell’alimentazione.